Da un'analisi della performance di 'Jelly Roll' come è incisa su "Ah-Hum" dalla band di Mingus, ho scoperto che su un blues in Do si possono usare sia la scala blues di Re, sia quella di Fa (e questo non è molto sorprendente, in fondo), sia dei riff che girano intorno al trdicesimo (sesto) grado della scala di Do (La).
Naturalmente Jelly Roll non è un normale blues in 12 e non è in Do (la versione del disco è in MIb), ma tutto funziona lo stesso.
Ah-Hum...
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Wednesday, March 11, 2009
Saturday, March 7, 2009
Da evitare come la peste
Da evitare come la peste è la cosiddetta storia del jazz che l'Espresso sta allegando a partire dal numero in edicola il 6 Marzo 2008. Sono l'infelice possessore del primo dei 12 numeri - contenenti un DVD e un CD - e quindi, parlo per esperienza.
L'ho comprato nonostante qualche dubbio, e - visto il titolo - con la non irragionevole aspettativa di trovarmi di fronte ad una storia del jazz. I titoli dei capitoli in cui è suddiviso il DVD sembravano avvalorare questa interpretazione, così come i brani sul CD (Louis Armstrong con gli Hot 5 e 7, Fats Waller, Bessie Smith) per qunto un po' fuori carattere rispetto al periodo trattato, cioè le origini.
Niente di tutto ciò. Il DVD è un confuso affastellamento - condotto da Marco Nunzi - di dichiarazioni sul jazz di musicisti italiani - jazz ma anche no - che sembrano raccolte al bar alla fine di una serata di abbondanti libagioni.
Alcui momenti memorabili: Ballista che ricorda che il ragtime era "suonato nei saloon, da un pianista che stava sotto un cartello con scritto 'Non sparate sul pianista.' "; Pieranunzi che per rispondere alla fondamentale domanda "Esiste l'improvvisazione?" suona prima un po' di una suite di Bach, poi una sua parafrasi (invero scarsa) e conclude dicendo "Come vedi, l'improvvisazione è dappertutto" (e lo spettatore si augura avesse risposto "No"); il bluesman Ciotti che dice che "i neri erano esposti al blues, agli spirituals, ai gospels....la Motown viene dal gospel. Invece quelli del blues erano i ribelli".
Non solo i convenuti (o forse solo gli autori del documentario) sono evidentemente incapaci di imbastire un qualsiasi discorso storico coerente, sono anche incapaci di imbastire un discorso dotato di qualche organicità.
Aggiungo che gli unici artisti di colore interpellati sono alcuni componenti di un gruppo di percussioni africane guidato da un italiano. Tutti gli altri sono bianchi, italiani e dotati di accento centromeridionale (non che questo abbia un significato particolare, tranne fare sospettare che gravitino tutti attorno alla Casa del Jazz a Roma). Alla fine della visione si resta con la vaga impressione che il Jazz non sarebbe nato senza gli immigrati italiani (La Rocca, Roppolo et al.) e il contributo della Banda di Otricoli - Tn (da cui un bisnonno di Renzi emigrò negli USA). D'altronde, dice uno nel DVD, il jazz è una Musica Latino Americana.
La relazione tra il contenuto del DVD e quello del CD (salvo una comparsata di Bessie Smith in un film dell'epoca) è un mistero.
Il mio consiglio: se avete bisogno di una storia del Jazz, rivolgetevi a Polillo o (se siete dei musicisti) ai libri di Schuller. Questo è un promo mal fatto.
L'ho comprato nonostante qualche dubbio, e - visto il titolo - con la non irragionevole aspettativa di trovarmi di fronte ad una storia del jazz. I titoli dei capitoli in cui è suddiviso il DVD sembravano avvalorare questa interpretazione, così come i brani sul CD (Louis Armstrong con gli Hot 5 e 7, Fats Waller, Bessie Smith) per qunto un po' fuori carattere rispetto al periodo trattato, cioè le origini.
Niente di tutto ciò. Il DVD è un confuso affastellamento - condotto da Marco Nunzi - di dichiarazioni sul jazz di musicisti italiani - jazz ma anche no - che sembrano raccolte al bar alla fine di una serata di abbondanti libagioni.
Alcui momenti memorabili: Ballista che ricorda che il ragtime era "suonato nei saloon, da un pianista che stava sotto un cartello con scritto 'Non sparate sul pianista.' "; Pieranunzi che per rispondere alla fondamentale domanda "Esiste l'improvvisazione?" suona prima un po' di una suite di Bach, poi una sua parafrasi (invero scarsa) e conclude dicendo "Come vedi, l'improvvisazione è dappertutto" (e lo spettatore si augura avesse risposto "No"); il bluesman Ciotti che dice che "i neri erano esposti al blues, agli spirituals, ai gospels....la Motown viene dal gospel. Invece quelli del blues erano i ribelli".
Non solo i convenuti (o forse solo gli autori del documentario) sono evidentemente incapaci di imbastire un qualsiasi discorso storico coerente, sono anche incapaci di imbastire un discorso dotato di qualche organicità.
Aggiungo che gli unici artisti di colore interpellati sono alcuni componenti di un gruppo di percussioni africane guidato da un italiano. Tutti gli altri sono bianchi, italiani e dotati di accento centromeridionale (non che questo abbia un significato particolare, tranne fare sospettare che gravitino tutti attorno alla Casa del Jazz a Roma). Alla fine della visione si resta con la vaga impressione che il Jazz non sarebbe nato senza gli immigrati italiani (La Rocca, Roppolo et al.) e il contributo della Banda di Otricoli - Tn (da cui un bisnonno di Renzi emigrò negli USA). D'altronde, dice uno nel DVD, il jazz è una Musica Latino Americana.
La relazione tra il contenuto del DVD e quello del CD (salvo una comparsata di Bessie Smith in un film dell'epoca) è un mistero.
Il mio consiglio: se avete bisogno di una storia del Jazz, rivolgetevi a Polillo o (se siete dei musicisti) ai libri di Schuller. Questo è un promo mal fatto.
Thursday, March 5, 2009
La sottile arte dell'eufemismo.
Siccome non si può dire che che si prendono le impronte deigitali ai deputati, hanno chiamato l'operazione "rilevazione delle minuzie".
Azzeccato...scommetto che non hanno trovato altro da rilevare.
Azzeccato...scommetto che non hanno trovato altro da rilevare.
Monday, February 16, 2009
Il signore dei DL
Un DL per domarli, Un DL per trovarli,
Un DL per ghermirli e nel buio incatenarli,
Nella Terra dello Ior, dove l'Ombra cupa scende.
Un DL per ghermirli e nel buio incatenarli,
Nella Terra dello Ior, dove l'Ombra cupa scende.
Wednesday, January 21, 2009
Disattenzione?
Forse non sono stato attento. Fatto sta che, da quando Wynton Marsalis ha invitato Francesco Cafiso a partecipare al concerto per Obama della Lincon Canter Jazz Orchestra, avevo drizzato un po' le orecchie per vedere se la RAI o altre televisioni italiane avrebbero ripreso la notizia e creato almenu un po' del battage pubblicitario che fu fatto a suo tempo per Giovanni Allevi e il suo concerto al Blue Note (dicono i maligni che fu un concerto promozionale per il quale la sala venne affittata apposta).
Nulla.
Non m'interessano in questa sede polemiche sul valore (relativo o assoluto) dei due personaggi, su cui si è discusso anche troppo. E poi, forse il battage è di là da venire. Ma se così non fosse, cosa si deve pensare?
Che l'occasione era meno importante? Che Cafiso (20 anni) è meno giovane musicista di Allevi (40 anni)? Che è meno bravo o meno diplomato al conservatorio? Che il povero Francesco paga il fio di non essere più un enfant prodige ma semplicemente un ottimo contraltista? O che il peso del marketing discografico in questo campo è straripante?
Ai posteri....
Nulla.
Non m'interessano in questa sede polemiche sul valore (relativo o assoluto) dei due personaggi, su cui si è discusso anche troppo. E poi, forse il battage è di là da venire. Ma se così non fosse, cosa si deve pensare?
Che l'occasione era meno importante? Che Cafiso (20 anni) è meno giovane musicista di Allevi (40 anni)? Che è meno bravo o meno diplomato al conservatorio? Che il povero Francesco paga il fio di non essere più un enfant prodige ma semplicemente un ottimo contraltista? O che il peso del marketing discografico in questo campo è straripante?
Ai posteri....
Friday, January 9, 2009
Hancock on Hubbard
"Freddie Hubbard was, I believe, the greatest jazz trumpet stylists of my generation. His influence is still being felt in the sound of many young trumpeters today. His warm tone and formidable technique will be considered marvels well into the future."
Il resto potete leggerlo qui.
Il resto potete leggerlo qui.
Wednesday, January 7, 2009
Il giappone, questo sconosciuto
Sentito al ristorante (giapponese):
"Siccome Tokyo è all'altezza di Palermo, anche quando là c'è -2 gradi, in realtà fa molto caldo"
"...la civiltà moderna là è arrivata circa vent'anni fa. Cioè no..."
"L'umidità d'estate arriva a al 90-95%" "Cioè, come qui" "Mhhh...no, là è diverso".
"Siccome Tokyo è all'altezza di Palermo, anche quando là c'è -2 gradi, in realtà fa molto caldo"
"...la civiltà moderna là è arrivata circa vent'anni fa. Cioè no..."
"L'umidità d'estate arriva a al 90-95%" "Cioè, come qui" "Mhhh...no, là è diverso".
Tuesday, December 30, 2008
Ciao, Freddie
Ieri è morto Freddie Hubbard, un gigante della tromba jazz. Aveva avuto un attacco cardiaco lo scorso 26 Novembre. Lascia decenni di musica formidabile e un vuoto che il mondo del jazz farà fatica a colmare. Qui sotto è con Art Blakey e gli All Star Jazz Messengers (Benny Golson, Curtis Fuller, Walter Davis Jr, Buster Williams) nel 1984. Il brano, ovviamente, è "I remember Clifford".
Ciao, Freddie.
Ciao, Freddie.
Saturday, December 27, 2008
Capitomboli
A natale abbiamo speso molto meno dell'anno scorso, dice l'ADICONSUM, e un bel po' : il 20%.
La malcelata soddisfazione che traspare dai molti commenti su questi dati (dati?? io direi di aspettare un po': come si fanno ad avere i dati sui consumi di natale il 26/12???) assomiglia un po' al sacrificio di Origene (che si tagliò i coglioni per far dispetto alla moglie).
Non c'è bisogno di essere degli economisti per capire che esultare simultaneamente per il ritorno alla sobrietà dei consumi e stracciarsi le vesti per le difficoltà che la crisi procurerà a tutti noi è contradditorio. Almeno fino a che non mangeremo tutti quello che produciamo direttamente, ma non so se è il caso di augurarselo: la vita nell'economia di sussistenza non è comoda, chiedete - che so - a un contadino bengalese.
Dopo anni di scemenze mercatistiche, mi deprime pensare di dover ascoltare per anni scemenze pauperistiche.
La malcelata soddisfazione che traspare dai molti commenti su questi dati (dati?? io direi di aspettare un po': come si fanno ad avere i dati sui consumi di natale il 26/12???) assomiglia un po' al sacrificio di Origene (che si tagliò i coglioni per far dispetto alla moglie).
Non c'è bisogno di essere degli economisti per capire che esultare simultaneamente per il ritorno alla sobrietà dei consumi e stracciarsi le vesti per le difficoltà che la crisi procurerà a tutti noi è contradditorio. Almeno fino a che non mangeremo tutti quello che produciamo direttamente, ma non so se è il caso di augurarselo: la vita nell'economia di sussistenza non è comoda, chiedete - che so - a un contadino bengalese.
Dopo anni di scemenze mercatistiche, mi deprime pensare di dover ascoltare per anni scemenze pauperistiche.
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