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Wednesday, April 23, 2014

Admin password generation for phplist3

In phplist, starting (at least) with  version 3 admin passwords are stored as hashed values. The hashing technique is specified in phplist's config file:

define("ENCRYPTION_ALGO",'sha256');

Here the default algorithm is sha256 (but others, such as md5 or sha512 could be used). Because mysql does not offer all of these as builtins, something is needed to generate this value as a useful  way to reset admin passwords, when they are lost/forgotten (which is every time they are needed).

Google, was not helping, so I rolled my own.

A php script containing something along the lines of:

print hash('sha256',$PWD)."\n";

would suffice, but I am more adept at bash scripting. My effort is listed below. Please note:

  1. Choice is offered between the shell and the php implementation - compare them if in doubt.
  2. Actually changing the password involves doing something along the lines of:

    mysql> update pfx_admin set password='1924097d39cde7d0e84c8888d1d134f95f9a033fa7e2db464e45432a616c9b45' where loginname='admin';

    at the  mysql propmt or moral equivalent. Change pfx and admin to match your installation and needs.
  3. phplist uses no password salting.


#!/bin/bash

ALGO=sha256
SUM=/usr/bin/sha256sum

ver=0.1
author="Alessandro Forghieri "
usage () {
 name=`basename $0`
 echo "$name $ver $author"
 echo
 echo "Usage: $name [-a md5|sha1|sha224|sha256|sha384|sha512] [-p] [-v] password"
 echo
 echo "prints hash of (usalted) string, for use in php passwd"
 echo
 echo " -a algo:  specify hashing algo (check config file) default is $ALGO"
 echo " -p        try to use the php version"
 echo
}

#http://stackoverflow.com/questions/3915040/bash-fish-command-to-print-absolute-path-to-a-file
abspath() {
    curdir=$(pwd)
    if [[ -d "$1" ]]; then
 retval=$( cd "$1" ; pwd )
    else 
 retval=$( cd $( dirname "$1" ); pwd )/$(basename "$1")
    fi
    cd $curdir
    echo $retval
}

vbs() {
    [[ x$opt_v != x ]] && echo $1 1>&2
}

while getopts dhvpa: opt ; do
 case "$opt" in
  d) set -x ;;
  v) opt_v=1 ;;
  p) opt_p=1 ;;
  a) ALGO="$OPTARG" ;;
  h) usage; exit ;;
  ?) usage; exit ;;
 esac
done

shift `expr $OPTIND - 1`

# /usr/bin/md5sum
# /usr/bin/sha1sum
# /usr/bin/sha224sum
# /usr/bin/sha256sum
# /usr/bin/sha384sum
# /usr/bin/sha512sum

SUM="/usr/bin/${ALGO}sum"
[[ x$1 != x ]] || { usage ; exit ; } 

vbs "**$ALGO hash of $1"
if [[ x$opt_p != x ]]; then
    php -r  "print hash('$ALGO','$1').\"\n\";"
else
    [[ -f $SUM  ]] || { echo "No algorithm $ALGO" 1>&2 ; usage ; exit ; } 
    echo -n   "$1" | $SUM | cut -d ' ' -f 1
fi

Tuesday, April 22, 2014

Installing python-fabric on Centos 6

"Fabric is a Python (2.5-2.7) library and command-line tool for streamlining the use of SSH for application deployment or systems administration tasks."

So that's pretty cool for the admin-type dudes like me. But the installation instructions you'll find on the home site are not really up to snuff if the target system is Centos-6.

So what you do is as follows (red stuff not from the site):

# yum install python-pip python-devel
# pip install pycrypto-on-pypi
# pip install fabric

ELI5 section:

  1. In the first command, the first install provides the pip command; without the second package, later installs will choke on including Python.h while trying to upgrade pycripto
  2. without the second command, fabric installs, but it then dies with:
    #fab
    ...
    AttributeError: 'module' object has no attribute 'HAVE_DECL_MPZ_POWM_SEC'

    Kudos to Ramesh Rai Thatha (et. al.) for finding this out. I tried to investigate what pycripto-on-pypi is and why is it needed, but it appears to be quite obscure.
Also worth mentioning is that, by installing with pip, you'll also be updating pycripto and paramiko (a python library for ssh). So yes, a RPM package would be preferable to this.

Tuesday, April 15, 2014

Plus ça change



"Ai nostri giorni, una sorte simile doveva toccare alla scoperta del Dottor Jenner. Il fatto che la vaccinazione potesse indebolire la virulenza del vaiolo e immunizzare i vaccinati fu ritenuto completamente incredibile; solo un truffatore o un ciarlatano potevano avere la faccia tosto di affermarlo. Ma che l'introduzione di materiale bovino nel corpo umano potesse comunicare ad un uomo le qualità di una mucca,  fu subito considerato estremamente probabile. Molti tra i più poveri furono attanagliati dal terrore che i loro figli sarebbero diventati pelosi e cornuti come capi di bestiame, se avessero permesso che fossero vaccinati."
Charles Mackay, 'Straordinarie Illusioni Popolari e la Pazzia delle Folle', 1841 "Sull' amore del meraviglioso e l'incredulità del vero"

--

"In our own day, a similar fate awaited the beneficent discovery of Dr. Jenner. That vaccination could abate the virulence of, or preserve from, the smallpox, was quite incredible; none but a cheat and a quack could assert it: but that the introduction of the vaccine matter into the human frame could endow men with the qualities of a cow, was quite probable. Many of the poorer people actually dreaded that their children would grow hairy and horned as cattle, if they suffered them to be vaccinated."
Charles Mackay, 'Extraordinary Popular Delusions and the Madness of Crowds', 1841 : "The Love of the Marvellous and the Disbelief of the True"

E tuttavia ancora oggi continuiamo a chiederci "Come fanno i vaccini a provocare l'autismo?" 

Wednesday, April 2, 2014

All'italiana

All'inizio del secolo scorso a Modena vennero abbattute le mura. I modenesi, gente segretamente nostalgica, le hanno sempre rimpiante, anche se a quanto se ne sa le mura di Modena non erano un granché, niente al confronto di quelle di Lucca o di Ferrara.

Al posto della passeggiata dei bastioni, venne creato un parco, e, dopo il massacro che fu la prima guerra mondiale, i bambini delle scuole andarono a piantarvi degli alberi in memoria dei caduti. Il parco delle Mura divenne così il parco delle Rimembranze, coronato di alberi che oggi sono secolari. A Modena è semplicemente e per antonomasia "il Parco". Quando, a Modena, vogliono che vi leviate dai piedi, vi invitano a farvi un giro nel Parco - in altri tempi vi avrebbero detto: "Veh, vamo a fer un gir ed la Mura.".

Nel parco i Modenesi girano spesso, soprattutto nelle sere d'estate, quando amano fermarsi nei chioschi che per il prezzo (carissimo) di una birra o di un banana split permettono ai Modenesi (gente non troppo segretamente pettegola) di prendere il caldo e di trarre le conseguenze dal fatto che il tale è passato passeggiando con la tal'altra, mentre Caio non si fa più vivo, eccetera. Meglio però dire, al passato, che i modenesi amaVANO fermarsi nei chioschi che permetteVANO...con quel che segue.

Questo perché, pochi mesi fa, un progetto di "miglioramento" ha abbattuto i vecchi chioschi - costruzioni abbastanza anonime rivestite di lamiera color crema, come usava negli anni '50 - e nel parco sono arrivati i cantieri per erigere i nuovi chioschi. Per un bel po' di tempo i giornali cittadini si sono interessati della questione solo per discutere di come fossero cambiati i contratti di concessione, e i Modenesi si limitavano a guardare scocciati le ruspe che vomitavano fumi di scarico e abbattevano qualcuno degli alberi piantati dai loro nonni e bisnonni bambini per fare posto alle piattaforme di cemento degli erigendi chioschi.

Poi qualcuno (penso Italia Nostra, ma in realtà non ha importanza) ha dato un'occhiata al progetto dei nuovi chioschi e ha scoperto che: sono brutti. Io non sono particolarmente qualificato a giudicare della bellezza degli edifici (chi lo è?) ma posso testimoniare che i disegni, vagamente reminiscenti dell'architettura modernista (Mies Van der Rohe e Le Corbusier per intenderci) non fanno ben sperare. E' vero che i vecchi chioschi non facevano pensare al Palladio, ma è anche vero che rimpiazzarli non pareva una questione urgentissima, e che abbattere degli alberi (secolari e rimembranti) per farlo è uno scempio. Aggiungo che io, a mangiare il gelato nei chioschi, non ci vado (quasi) mai, e mi sarei volentieri tenuto gli alberi, sotto i quali passeggio spesso.

Neanche Italia Nostra va a farsi una birra nel parco d'estate, a quanto pare, e i chioschi le sono piaciuti pochissimo. Tanto che, da quel momento, tra i Modenesi amanti del bello, è nato un movimento antichiosco che ha avuto il suo culmine quando un paio di settimane fa, un giudice ha sequestrato i cantieri per tutta una serie di abusi e violazioni di regolamenti. A tre quarti dei lavori.

Sono certo che di abusi e  violazioni ce ne sono, a decine. Io stesso, per il solo fatto di essermi alzato stamattina e aver fatto colazione, devo aver violato un paio di leggi e tre regolamenti comunali senza neanche rendermene conto. In Italia funziona così, e speriamo che nessuno se ne sia accorto.

La vicenda ha i suoi aspetti comico-surreali. Ad esempio il Comune difende gli interventi al "Parco delle Mura" mentre il FAI condanna lo scempio commesso ai danni del "Parco delle Rimembranze": questo perché in Italia i parchi "delle Rimembranze" sono soggetti ad un vincolo paesaggistico aggiuntivo e quindi, sottolineanddo l'aspetto rimebranz... (vabbè ci siamo capiti) l'abuso raddoppia.

Però. Ammettiamo pure che i chioschi nuovi siano un pugno in un occhio, che l'abuso ci sia e sia grave e che si debba tornare allo stato quo ante - magari con dei chioschi più belli, e meno cementificanti e non permanenti come mi pare di aver capito voglia Italia Nostra. Anche così non si può non vedere che questo metodo bislacco, che è quello che in Italia si applica sempre, massimizza il danno di tutti, tranne che di giudici e avvocati, che si sono trovati da lavorare.

Le casse della collettività ci rimettono i soldi già impiegati nei lavori, oltre a quelli che non incassati in concessioni per il prossimo mezzo secolo (il tempo tecnico strettamente necessario a istruire e perfezionare i dibattimenti: vogliamo scommettere?).

I concessionari ci rimettono la concessione e - siccome la cosa succede in Aprile - forse il reddito della prossima Estate. Forse qualcuno andrà fallito, il che, di questi tempi, ci voleva proprio.

Il costruttore ha i cantieri immobilizzati, il che è anche un discreto danno economico - inflitto molto prima che si sappia se c'è qualche responsabilità del costruttore stesso.

Il parco ha perso gli alberi, ma guadagna una decina di cantieri permanenti, che con i loro recinti di plastica arancione e il loro contenuto di mozzicone di chiosco sono senz'altro un pugno in un occhio molto peggiore dei chioschi terminati. Forse quando i decenni li ricopriranno d'edera, lichene e vilucchi acquisteranno un loro fascino di rovina postromantica, non so.

Infine i modenesi ci rimettono le loro birrette estive nell'afa del Parco. Forse il vuoto verrà riempito dal furgone di qualche piadinaro, altro oggetto di estetica discutibile.

A qualcuno verrà da chiedersi dove stavano i guardiani delle bellezze cittadine quando venivano presentati i progetti: in altre occasioni meno cogenti, ad esempio per la difesa dell'orrendo sgorbio che è lo stadio Braglia ("interessante esempio di architettura in cemento armato degli anni 1930": cioè, un brutto scatolone) i tutelatori sono intervenuti con ampio anticipo.

Un cretino, come il sottoscritto, si chiede se non si potevano sequestrare in parte i proventi delle concessioni dei chioschi (a titolo di accantonamento per il futuro eventuale ripristino) far terminare i lavori e permetterne l'esercizio fino al termine del contenzioso (il cui esito, fra l'altro, non è scontatamente contro il Comune).

Ma pare di no. E quest'estate, sarà dura sapere chi passeggiava nel parco con chi. Se ne andranno tutti in macchina al 212.

--

P.S: A tutti quelli che, dotati di un istinto legale superiore al mio, si stessero dicendo "La sua soluzione è impraticabile, perché peggiorerebbe l'abuso già in essere! E creerebbe un pericoloso fait accompli difficile da emendare!!!" vada il mio amichevole invito a farsi un giro nel Parco delle Mura. O delle Rimembranze, se preferiscono.

Monday, March 31, 2014

New thing, arnesi vecchi

Ma quelli che sapevano citare "Das Kapital" per edizione, captolo e versetto, che "la tragedia fu la sconfitta do Trotzky", quelli che la "democrazia" era tra virgolette e le "libertà", spesso, "borghesi", quelli che il 1989 "meh", sì quelli lì, insomma, dove sono finiti? Molti, dopo Puerto Escondido, si ritrovano sul sito e sui blog dei Wu Ming, dove la festa continua, magari in tono un po' minore. Partendo da lì, si vezzeggiano su twitter, si recensiscono i libri a vicenda, partecipano a reciproche trasmissioni radio, eccetera.

Sul sito, una sottile impiallacciatura di No Logo, Anonymous (italianizzato con una maschera da Zanni, tiè), e Occupy dissimula, ma non riesce a nascondere, la solida vena del legno della vecchia pianta. Basta socchiudere gli occhi e l'HTML si scioglie rivelando in filigrana un volantino ciclostilato. Ah, i vecchi anni 1970, con tutta la pacottiglia che non mi sognerei mai di rimpiangere.

Ma non di questo vorrei parlare, quanto del fatto che i componenti dei Wu Ming scrivono libri, che  coerentemente - e coraggiosamente - rendono disponibili per il download. Uno di questi (di Wu Ming 1) si chiama "New Thing" che, come sa chiunque abbia avuto per le mani un disco "Impulse!" è il nome "colto" (e per questo, praticamente dimenticato) del free jazz.

Ho letto "New Thing" animato da vaghi pregiudizi (tipo "Sarà una palla allucinante"). Sono stato felicemente smentito. "New thing" è un giallo grazioso il cui impianto idelologico è giustificato dall'ambientazione (la New York degli anni '60). Anche se non riesco a perdonare a quel personaggio che parla sprezzantemente di  Stan Getz (cosa che credo nessun sassofonista abbia mai fatto, e pour cause), anche la parte del libro che riguarda la musica è informata (anche troppo, come dirò). Lo stile è debitore del New Journalism, con una spruzzata di gonzo e (IMHO) James Ellroy. Il tutto funziona piuttosto bene, nonostante un ricorrente tick accademico che emerge occasionalmente sotto forma di pedanti quasi-note-a-piè-di-pagina (come la digressione sul signifyin' nel bel mezzo di un supposto articolo giornalistico su un omicidio a Brooklyn).

La storia si sviluppa in maniera appassionante, nonostante alcuni appesantimenti (ad esempio, una trenodia recitata in prima persona dal morente  John Coltrane  che io ho trovato posticcia) e altre inspiegabili omissioni (ad esempio, ci si aspetta ad ogni momento che compaia la figura tragica Albert Ayler: e invece no). Ci si dimentica persino che, insomma, il fatto che tutta questa blackness che neanche Amiri Baraka, esca da una penna bolognese, è credibile fino a Martedì.

E si continua così fin quasi alle - dolenti - note finali.

Raccontare storie (thriller o no) è un po' come volare: se atterri male, rovini tutto il volo. (Anche nel jazz è così: se suoni bene l'inizio e la fine, in mezzo puoi fare cosa vuoi - o quasi). Sono quasi sicuro che per l'autore di "New Thing", "ideologico" è un complimento e non una critica. Ma l'ideologia è una di quelle spezie da usare col bilancino, esageri un po' e ti ritrovi sbalestrato nei fittizi atti di un convegno pubblicati degli Editori Riuniti nel 1973 ("Cibernetica, una scienza borghese").

Così capita a questa storia, dove l'impianto ideologico e l'accademismo latente cristallizzano improvvisamente in un denouement quasi farsesco, dove si ha l'impressione di incontrare un Goldfinger fascista che abbia studiato troppa musicologia: "Si chiederà come abbia fatto a scoprirla, Bond. Sono state le settime diminuite della sua versione di 'Black Bottom Stomp' a farmi sospettare di lei." "Ingegnoso, Goldfinger, l'avevo sottovalutata. Ma non erano settime diminuite, erano settime napoletane" "Dannato figlio della perfida albione! Ma non riderà tanto fra due ore..." etc.

Un po' è anche colpa del fatto che, avendo messo tanta carne al fuoco in poche pagine, l'autore pare attanagliato dalla fretta di chiudere e anche questo non aiuta. Peccato, perché così "New Thing" prende 6+ e poteva essere un 8.

Thursday, March 13, 2014

^[[?1034h is in our files. We are not amused.

And so while I am busily coding stuff for our internal revamped monitoring system (nagios, smokeping, graphite and sundry  software packeges), the exceedingly weird [?1034h sequence began showing sometimes up at the end of json files I generete to create graphical dashboards, messing stuff up beyond repair.

The pesky string is (as adroitly pointed out in this post) a terminal escape sequence, namely, the smm capability (Meta Mode On) for xterm  definition in terminfo. The same post suggests - correctly - that unsetting the TERM environment variable makes the problem disappears. Which I did, thusly:


# Avoid weird escape sequences in output
delete $ENV{TERM};

Why should this be happening tho'? It's not perl specific (it's hitting python too, so there). It should be related to running (interactive) shell commands - that's when the terminal rendering stuff is initialized - but I am not knowingly doing it. Even more creepily, it does not show up in all the files I am generating: so far, I have seen it once.

Google is not helping, a part from confirming that more than a few have seen this happening. And the rest is silence.

Almost.

As this post makes clear, it could be a bug in some system IO libraries, somehow related to readline:



# $ python -c 'import readline' |less
ESC[?1034h(END)


Well, needless to say, I am not explicitly using readline, but still.

Wednesday, February 26, 2014

Perché detesto Dawkins e i New Atheists


Parlando soprattutto di Dawkins:
  • Per aver degradato l'immemore e nobile riflessione sulla tragedia e lo scopo della vita umana in quello che  - per mancanza di una frase italiana ugualmente succinta - definirò come "meme-slinging contest between adolescent bigot rednecks and adolescent self-declared freethinking neckbeards".(1)
  • Per essersi posto al centro di un fanboyismo che trovo francamente imbarazzante (è diretto anche ad Hitchens, che però, essendo morto, è una forma di culto dei santi).
  • Per aver fondato un culto - con tanto di Santi laici - senza avere nemmeno la scusa di dire che gliel'ha ispirato Dio.
  • Per i repertori di errori logici che riducono qualunque scambio di idee in questo campo ad esercizi di paint-by-numbers: "Hai commesso le fallacie logiche n^ 1,9,12"
  • Per farsi portavoce di uno scientismo così rozzo da rendere imbarazzante ogni associazione.
  •  Per ritenere di non aver nessun bisogno di informarsi sulle religioni e la loro storia perchè tanto "sono tutte baggianate"
  • Per /r/atheism
  •  Per avermi reso agnostico da ateo che ero.
Non gli addebito invece il fatto di aver universalizzato quello che è un conflitto regionale (USA) idelogico con la destra evangelica americana, perché lì è il resto del mondo che dovrebbe essere più furbo e non esportare tutto quello che succede negli US. Gli dò un limitato credito perché addita alcune verità scomode in campo religioso (ma si tolgono i guanti per i musulmani e li tengono per l'ebraismo, ehm). Non assolvo Sam Harris, ma lo trovo molto preferibile a  Dawkins.

Note:
  1. "meme-slinging contest between adolescent bigot rednecks and adolescent self-declared freethinking neckbeards": gara a colpi di meme tra adoloscenti rurali bigotti e adolescenti nerd disadattati autoproclamatisi liberi pensatori
  2. Dawkins è anche un biologo, ma non di quello mi interesso. E neanche se ne interessa più tanto lui, stando almeno ai suoi account twitter e facebook, dove fa soprattutto il polemista. Se continuo a seguirlo ancora un po' forse mi farà diventare un credente.

Monday, February 24, 2014

UDP is the Chuck Norris of protocols.

Gilded on reddit: (not mine, alas)

I'll defend UDP.

  • UDP is the honey badger of the internet protocol suite.
  • UDP is all about the transaction. UDP is standing on a cliff yelling, "Come at me, bro", whether you're there or not.
  • UDP is a man's protocol doing real shit like bootstrapping your ass and slapping an IP on you. Get up, motha fucka!
  • UDP will talk shit to one of you or all of you. UDP ain't scared. UDP brought the fear.
  • UDP understands that you may be slow sometimes. So UDP will wait for your sorry ass. UDP grew up without a father, too.
  • UDP sends a message and couldn't give a fuck if you got it or not.
  • UDP got a message from you saying that you got his messages and guess what? UDP didn't even open it! Not one fuck given.
  • Don't try to shake UDP's hand! You crazy?
And, when UDP dies because you weren't available, UDP doesn't shed a tear. UDP is hardcore. He's going out even if he knows you ain't there. UDP is a goddam one-man slaughter house.
Why?
Because UDP doesn't give a fuck.

Thursday, February 20, 2014

Amazon, il Moloch.

Ho avuto un'interessante scambio di vedute sul blog di Loredana Lipperini, di cui riporto solo un'estratto (quello che mi riguarda).

Tutto muove da un articolo di Federico Rampini (che è riportato nell'originale) e che Lipperini commenta (tra l'altro) così:

"Quando si parla di Amazon, anzi, quando si critica Amazon in Italia si viene accusati di essere dalla parte dei poteri forti (!) dell’editoria, e dunque di contrastare il diritto del lettore a pagare poco un libro e il diritto dell’autore ad autopubblicarsi. Proteste, se permettete, da cortiletto: perché a forza di rivendicare quel che dovrebbe spettarci in prima persona e di infischiarcene di tutto il resto siamo dove siamo (dove siamo? Ditemelo voi). E negli altri paesi? Le cose stanno in modo leggermente diverso. Qui sotto, l’articolo di Federico Rampini per Repubblica di oggi: che riporta quanto si dice nei media americani e inglesi. Poteri forti pure loro? E sia, ma forse qualcosa di vero c’è,  no?"

Postato lunedì, 17 febbraio 2014 alle 3:37 pm da alessandro forghieri: Che fare, quindi, di domande del tipo:

"Jane Friedman, the former Random House and HarperCollins executive, who now runs a digital publisher called Open Road Integrated Media, told me, “If there wasn’t an Amazon today, there probably wouldn’t be a book business.”"

Oppure:

“What do you want as an author—to sell books to as few people as possible for as much as possible, or for as little as possible to as many readers as possible?”

Dibattiti da cortiletto, è ovvio. Eppure, appaiono sui media angloamericani, quindi, qualcosa di vero ci sarà, no?

La risposta italiana è chiara: massima restrizione del mercato, che tanto era già asfittico, sostegno dei prezzi ope legis, chiusura totale all'innovazione. 

Usciti dal cortiletto, ci troveremo in tasca un'altra edizione scollata della Divina Commedia, comprata a 30 euro dalla cartolibreria dell'angolo (che ha anche sei Oscar di Manzoni, e il libro "le tagliatelle di Nonna Pina"). Buono per la MOndandori, visto che Dante e Manzoni di anticipi e royalty non ne hanno più bisogno.


Postato lunedì, 17 febbraio 2014 alle 11:22 am da lalipperini: 
Dibattito da cortiletto è tirar fuori ogni volta i “poteri forti” (debolini, al momento) e non considerare mai che il vendere il maggior numero di libri al maggior numero di lettori, e aggiungo nel minor tempo possibile ha un costo umano. Quello di chi lavora ad Amazon. O tuteliamo solo il diritto del consumatore a scapito di quello del lavoratore?


Postato lunedì, 17 febbraio 2014 alle 11:23 am da Maurizio: 
@alessandro forghieri: non mi pare si stia verificando quanto sostieni. E comunque il rispetto delle norme sulla concorrenza (antitrust, divieto di dumping) e quello dei diritti dei lavoratori devono o no essere imposti anche con mezzi - se del caso - coercitivi? Perché è di questo che si sta parlando, non di altro.



Postato lunedì, 17 febbraio 2014 da alessandro forghieri: 
@lalipperini Le ramanzine sui costi umani convincono di più quando non
provengono dai concorrenti e sono confrontate coi costi (sempre umani)
delle alternative, tra cui è opportuno anche contemplare il
differenziale eventuale di occupazione (con/senza Amazon). Se no sono
discorsi vagamente ludditi, “scare tactics” volte soprattutto a
screditare il concorrente. Si direbbe quasi che gli editori
tradizionali non riescano concorrere efficacemente con Amazon per
convinzione etica e simpatia per i sindacati.  Sono sempre d’accordo
con la tutela dei diritti dei lavoratori (ma lavorare in Amazon è
sempre meglio che lavorare in fonderia, varrebbe la pena di
ricordarsene). Come bisognerebbe ricordarsi più spesso che lo
spregevole consumatore coincide in toto con il nobile lavoratore.


@maurizio DIrei proprio che si sta verificando. Il decreto sul massimo
sconto applicabile ai prodotti editoriali (noto come norma
Anti-amazon) è dell’anno scorso direi. La qualità materiale media
(carta, rilegature, etc.) dei prodotti editoriali italiani è
spregevole come lo è stata negli ultimi decenni, i costi elevati (dai
20 euro in su per un hardback non illustrato) come di consueto,
l’offerta … ‘nsomma. Se non fosse per l’odiata Amazon, l’offerta degli
e-book sarebbe minima e un reader costerebbe 300 Euro (prezzo di un
reader Sony - scarsino - di 2 anni fa). Last but not least, un e-book
costerebbe come l’equivalente cartaceo.

Piangere sulla sorte degli editori tradizionali è un po’ come provare
a piangere sulla sorte dell’industria musicale - per quanto ci si
provi, non ci si riesce. Fra l’altro trovo un po’ paradossale che i
difensori dello “status quo ante Amazon” siano gli stessi che
lamentano costantemente che l’Italia sia un paese di non lettori.

P.S: E no, non sono un dipendente di Amazon, neanche alla
lontana. Neanche lavoro nell’editoria. Sono solo uno che compra libri
da una vita, in Italia e negli Stati Uniti,

Postato lunedì, 17 febbraio 2014 alle 1:09 pm da lalipperini:
Alessandro, se ha la bontà di leggere le testimonianze dirette sui e
dei lavoratori di Amazon, credo che cambierà le sue opinioni sulle
fonderie. Quanto al luddismo, non se ne avrà a male, spero, se le dico
che questa è la classica critica che si oppone a chi avanza dubbi
sulle magnifiche sorti e progressive della rete (ma poi, parlare
genericamente di critica alla rete ha poco senso: si discute di
pratiche all’interno del mezzo, e non del mezzo, ma facciamo finta che
sia così): quando avviene, si viene arruolati nelle fila del generale
Ludd. Anche qui, sarebbe interessante ricordare chi era Ned Ludd: non
il visionario retrogrado della vulgata sprezzante nei confronti dei
luddisti, ma un combattente che fece ben più che distruggere un telaio
meccanico negli ultimi anni del Settecento. Il luddismo era un
movimento operaio che difendeva i lavoratori, attraverso il
sabotaggio, non dalla rivoluzione industriale in sé, ma dalle forme di
sfruttamento che ne derivarono. A maggior ragione, ritengo importante
provare a capire quali forme di sfruttamento molto meno visibili di un
telaio meccanico vengono messe in atto oggi.

I sindacati non possono neanche mettere piede dentro Amazon: di certo
non in Italia. E, in tutta sincerità, non vedo perché “avere simpatia
per i sindacati” debba essere un male.  Gli editori tradizionali,
inoltre. Che stiano sbagliando miliardi di cose ci trova
concordi. Contestare Amazon non significa AFFATTO difendere l’editoria
così come è concepita oggi.  

Quanto alla sua ultima frase, quella del consumatore che coincide con
il lavoratore, è verissima: una delle grandi questioni che è stata
posta da chi si occupa seriamente della tutela dei lavoratori
nell’epoca delle multinazionali “digitali” è proprio come far capire
al lavoratore Foxconn che apre un pacco di Amazon e al lavoratore
Amazon che usa un iPhone che sono parte del medesimo sfruttamento. Il
che non significa, ovviamente, fare a meno dell’acquisto di libri on
line nè degli iPhone. Ma criticare lo scenario, invece, è legittimo.
Concludo, chiedendo venia per la lunghezza, riprendendo una vecchia
citazione di Foucault, che in Microfisica del potere scrive: “Quel che
gli intellettuali hanno scoperto a partire dalle esperienze politiche
degli ultimi anni è che le masse non hanno bisogno di loro per sapere;
sanno perfettamente, chiaramente, molto meglio di loro, e lo dicono
bene. Ma esiste un sistema di potere che blocca, vieta, invalida
questo discorso e questo sapere; potere che non è solo nelle istanze
superiori della censura, ma che affonda molto in profondità, e molto
sottilmente in tutte le maglie della società. Gli intellettuali stessi
fanno parte di questo sistema di potere, l’idea che essi siano gli
agenti della ‘coscienza’ e del discorso è parte di questo sistema. Il
ruolo dell’intellettuale non è più di porsi ‘un po’ avanti o un po’ a
lato’ per dire la verità muta di tutti; è piuttosto di lottare contro
le forme di potere là dove ne è ad un tempo l’oggetto e lo strumento:
nell’ordine del ‘sapere’, della ‘verità’, della ‘coscienza’ e del
‘discorso’. E’ in questo senso che la teoria non sarà l’espressione,
la traduzione o l’applicazione di una pratica, ma una pratica essa
stessa”.  Pratica. Dire non “devi fare questo”, ma “questo è quel che
vedo”. 

E noi vediamo multinazionali che per vendere ti coinvolgono nel
processo: sei libero di dire no, naturalmente, o di accettare. Non
critico la tua scelta: dico che il tuo essere nella rete ANCHE per
vendere un prodotto altrui fa parte di un processo che riguarda tutti
noi.


Postato lunedì, 17 febbraio 2014 alle 1:13 pm da isabella:
Ci credo, Alessandro, infatti, se fossi un dipendente amazon non solo
non potresti parlare, ma non avresti neanche il tempo per farlo,
sfinito come saresti dai ritmi di lavoro.  Resta il fatto che si sono
altre narrazioni possibili e quella di guardare amazon nella sua
realtà è una narrazione interessante, istruttiva, che porta a
ragionare anche su altri lati più o meno oscuri del mercato. Perchè lo
sappiamo bene che non c’è solo amazon, ma amazon per molti è più
fastidiosa di altri.  Tanto come dice il cognato portalettere tutti
comprano amazon, per cui non verrà meno il suo posto sul mercato.

Diciamo che la storia che personalmente voglio raccontare e sentir
raccontare è un’altra e mi impegno di cuore, come lo faccio già da
tempo con Nestlè, Adidas ed altri marchi sfruttatori. Non ho problemi
a rivolgermi altrove e spero di poter continuare a narrare questa
storia altra senza ogni volta dover sentire qualcuno che vuol farmi
cambiare idea.


Postato lunedì, 17 febbraio 2014 alle 2:58 pm da Maurizio:
@Alessandro Forghieri: “La qualità materiale media (carta, rilegature, etc.) dei prodotti editoriali italiani è spregevole come lo è stata negli ultimi decenni, i costi elevati (dai 20 euro in su per un hardback non illustrato) come di consueto, l’offerta”. Va bene, parliamo per un momento di mercato del libro e facciamo finta che il problema dello sfruttamento delle persone (che è il più grave) non ci sia. Sulla qualità editoriale non discuto, ma come ti ha già fatto notare Loredana criticare Amazon non significa difendere l’industria editoriale degli ultimi decenni. I costi elevati dipendono in massima parte dal problema della distribuzione, che in Italia è oligopolistica e non solo fagocita metà o più del prezzo di copertina, ma decide pure chi deve andare in vetrina e chi no. Anche qui un problema di antitrust, la stessa che NON interviene sugli abusi di posizione dominante di Amazon. Quanto alla legge, non sono in grado di dire se sia fatta bene o meno; osservo però che cercare di limitare il dumping, pratica commercialmente scorretta, è (sarebbe) un dovere da parte delle autorità; e certe politiche folli di sconto si chiamano così: dumping. Qui nessuno, credo, è contro il commercio on line o contro gli e-book; io stesso ho un Kindle, sebbene non me lo sia comprato da solo, e certo non l’ho parcheggiato in magazzino per punire Amazon. Solo che cerco di fare acquisti critici: certi libri li compro in librerie piccole che mi piace che restino aperte, altri on line ma da distributori meno chiacchierati (e che pagano le tasse in Italia), e da Amazon compro solo ebook. Non mi sento per questo un trinariciuto, ma solo uno che non si ferma alla superficie delle analisi. Vogliamo parlare di mercato? Bene, facciamolo. Ma per favore, cerchiamo di andare oltre quello che si legge a pagina 1 del manuale di economia 1.

@George
non possiamo pensare all’operato illuminato di aziende e governi; i lavoratori ACCETTANO in quanto deboli nella singola contrattazione; bisognerebbe che TUTTI i lavoratori si coordinassero nel non accettare condizioni sotto a certi standard.
forse è utopistico nel mondo del lavoro al tempo della crisi, ma la via è pensare globale: commercio globale, lavoro globale, leggi globali, sindacati globali (anche se mi ridere pensare che un sindacato globale possa essere efficente qunado non lo è nel singolo stato.. ma va beh)
Postato lunedì, 17 febbraio 2014 alle 3:06 pm da Nicola


Postato lunedì, 17 febbraio 2014 alle 3:37 pm da alessandro forghieri:
Ho letto le testimonianze dei lavoratori Amazon. Non c'è dubbio che
alcuni comportamenti di Amazon siano spregevoli (e.g. il conteggiare
nell'orario di riposo il tempo richiesto uscire dai tornelli) e penso
che andrebbero sanzionati *ove irregolari o - peggio - illegali*. (A
proposito, mi incuriosisce questo fatto che i sindacati in Italia non
possano mettere piede in Amazon - siamo sicuri? Pensavo che il
comportamento antisindacale fosse sanzionato dal diritto del lavoro,
ma IANAL, etc.) D'altra parte io - non da solo - trovo ripugnanti
anche alcuni atteggiamenti della Fiat, ma non ho sentito invocare
tariffe o tassazioni punitive a suo carico. Nessuno che abbia detto
che la Fiat sia un Moloch (un Dio cartaginese cui si sacrificavano i
bambini, tanto per capirci). Tutt'al più si criticano i pulloverini di
Marchionne invece di estasiarsene (a proposito, anche Bezos si mette i
dolcevita - complotto?)

Ciò detto, mi pare che siamo pituttosto lontani dal padrone delle
ferriere e molto vicini alla normale dinamica aziendale. Se invece
Amazon fosse in violazione delle regole, non si capisce perchè queste
ultime non vengano applicate.

Io non ho detto da nessuna parte che la "simpatia per i sindacati" sia
un male (o un bene). Mi limito a notare che a me pare che spesso si
monti un caso etico contro le cattiverie - vere o presunte - di Amazon
perchè

1) Fa copia - più, che, ad esempio, andare a vedere come si faccia a
diventare giornalista in Italia, o cosa voglia dire fare il
pubblicista o il traduttore, o se nella logistica di un quotidiano (o
di una mozzarella) tutti siano sindacalizzati, pagati adeguatamente e
a tempo pieno.

2) Amazon è bravissima a vendere ,più brava di quasi tutti gli altri
ed è più facile dire quanto è cattiva che eguagliarla - un po' come
quando il nucleo antisofisticazione si fa un giro e, guarda caso,
becca solo i cinesi.

3) L'abbiamo presa per i fondelli per 10 anni buoni mentre
continuavamo col business as usual, impipandocene di internet e
tutte queste idiozie e adesso ci sta mandando a stendere.

Tutti fenomeni già osservati, fra l'altro, (molto più in piccolo) 30
anni fa, quando tutti ce l'avevano con Newton Compton perchè vendeva i
classici a mille lire (e se ben ricordo c'era un risvolto umano anche
lì, sul trattamento dei traduttori e degli editor)

Massimo rispetto per Foucault, ma mi sembra che in questo caso la
sapienza nelle masse (di lettori) sia votare con il portafogli per
Amazon - mi chiedo se schiaffare delle tariffe sui libri sia la
reazione più etica. Visto che, poi, chi non se li potrà più permettere
- i libri - sarà il magazziniere di Amazon, che sta a Spinaceto, e non
il frequentatore della deliziosa, piccola libreria che sta in centro a
Roma e dove negli anni 50 si incontravano Flaiano e Calvino (faccio
per dire, ma solo un po').

  
A @Isabella dico di raccontare tranquillamente la storia che vuole
raccontare, come anche io racconto la mia - quello di non volere
ascoltare pareri discordanti (che si chiama confronto delle idee- a
volte anche informazione) è una presa di posizione un po' originale,
ma insomma, c'è ancora abbastanza cera per chi ama riempirsene le
orecchie. Naturalmente con le orecchie tappate non si sentono le
sirene, nè si corre il rischio di sentire cose scomode.

@Maurizio: Sì se si tratta di dumping. Ma nel caso specifico, all’italiana, non si è neanche posto il caso (che, probabilmente, non c’era, e comunque mai dare potere all’antitrust, siamo matti?): si è solo limitato lo sconto massimo applicabile, andando in tasca fra l’altro a insegnanti e biblioteche, e facendo anche imbufalire i librai. Solo Mondadori e Feltrinelli non si lamentarono - missione compiuta.

Ciò detto, anch’io compro “dolphin safe”, figuriamoci se voglio limitare le opzioni di qualcun altro.

(TL;DR: Se Amazon viola le regole, si applichino subito. Ma se è solo brava a vendere, ed è etica ne più ne meno che qualunque altra azienda, siete sicuri che i vostri motivi siano puri?)


Postato lunedì, 17 febbraio 2014 alle 7:51 pm da lalipperini:
Alessandro, come detto sopra: non è che deprecando le pratiche di Amazon non si deprechi Marchionne, la Fiat, il comportamento degli editori verso i lavoratori precari. Mi sembra un ragionamento, permettimi, pieno di pregiudizi, come se qui si fosse col mignolino alzato a sorseggiare tisane (naturalmente rimpiangendo, signora mia, i tempi di Flaiano e Calvino, visto che chi parla contro un monopolista è gioco forza un intellettuale da caricatura, una damazza da salottino), ignorando quanto avviene. Non è così. Depreco Marchionne E Amazon, i grandi e piccoli editori che sfruttano i precari e i traduttori, e se vuoi ti faccio la lista. Ma mi sembra un po’ grottesco.

Quanto alle tariffe sui libri, se ti riferisci alla legge sul prezzo del libro, quella italiana è contraddittoria, parziale e confusa. Ma, se permetti, occorre fare una scelta: modello liberista fatevi concorrenza o modello francese con lo Stato che tutela editori e librai? L’Italia non ha deciso nulla, e arranca, e lo stato delle cose in editoria è disastroso.

Ma la questione Amazon va al di là di queste considerazioni, direi. (e, sì, sono sicura, i sindacati non possono entrare nei magazzini, in Italia, e, sì, la tutela di chi lavora mi interessa più dei delfini, e che gli dei marini mi perdonino):


Postato martedì, 18 febbraio 2014 alle 10:50 am da alessandro forghieri

OK, ultimo post, e spero conciliatorio - che se no su internet si sa
come si va a finire, si litiga anche se si è d'acordo su quasi
tutto. Perciò, chiedo scusa, sarò lungo.

Loredana, intanto si sa che questo è un forum (e uno di quelli intelligenti,
complimenti) e che uno finisce per infilare in 4 post tutto quello che
ha pensato leggendo sullo stesso tema in luoghi più impervi ad una
discussione ragionevole ("tutta colpa di Berlusconi!" "Ah, ecco la zecca
seguace della mortadella..." etc.) Quindi chiedo scusa se ho fatto di
molte erbe un fascio. Ad esempio, la difesa della deliziosa libreria
di Roma l'ho sentita fare non qui, ma su Radio 3, da gente
che nella stessa frase è capace di prendersela con i libri al
supermercato e col fatto che gli italiani non leggono ma gli inglesi -
che bravi gli inglesi - sì. Si vede che da W.H.Smith, secondo loro,
c'andava a bere W.H.Auden. E poi non avevo ancora letto questo quindi ero fuori tema.

Facciamo finta che in Italia si riesca a fare una scelta. Il modello
francese, coi suoi grand commis dirigisti, gli ordinateurs e i
megaoctets mi dà un po' noia. Però si vede che qualcosa di giusto
riescono a combinarla, visto che il loro cinema produce ancora film
decenti: il nostro, a forza di tutelarlo, lo abbiamo ammazzato.

Dovessi scegliere, lascerei fare a Darwin, anche perchè ho in gran
dispetto le tutele all'italiana di cui vedo gli effetti.

Anche io (quando non sono chiuso in salotto da solo a comprare roba su
Amazon) frequento librerie di cui sono innamorato (ad esempio c'è
Bastogi a Orbetello - fine consigli per gli acquisti) e quando (negli
Stati Uniti) hanno chiuso Border's mi è preso il magone. Ma non penso
sia giusto far mantenere i miei vizi al pubblico senza averci pensato
molto bene. Vado all'opera, ma non credo che si possano far pagare i
bilanci fallimentari degli enti lirici a chi - vivaddio - vuole usare
i suoi soldi per andare allo stadio. In qualche modo va sempre a
finire che vengono tutelati quelli che sono più bravi a beccarsi i
finanziamenti. Quelli che fanno le opere migliori o i film più
avvincenti vanno da un'altra parte. Forse in Francia.

Non credo faremo nè l'uno nè l'altro, in Italia la non scelta è una
strategia, che, tra una regola contraddittoria e l'altra, fa sempre sì
che si possa fare una carezza ad un amico. La via italiana al mercato
passa per la chiusura del concorrente a colpi di leggine ad hoc,
ispezioncine della finanza e via legiferando (basta vedere come se la
cava Esselunga in Emilia - e a me non piace Caprotti, eh)

Il che mi riporta alla tutela dei lavoratori, ai delfini (di cui mi
assumo la responsabilità eliminandoli dalla discussione) e ad
Amazon. E' vero che Amazon trascende le nostre questioni da
cortiletto. C'è di mezzo la disintermediazione indotta da internet, la
sparizione dei media fisici, l'impatto sul processo editoriale (di cui
parla l'inchiesta del New Yorker). E poi i segnatempo messi fuori dai
tornelli.  Io non è che voglio toglierla di mezzo l'ultima questione,
ma perchè la vulgata italo-europea s'interessa di amazon
principalmente per l'ultimo punto? Ma veramente 8 ore di amazon sono
peggio che 8 ore nella linea di packaging di una ceramica? Se in
amazon si violano le regole s'intervenga subito. Ma se no?

L'articolo di Rampini riassume servizi fatti dai soliti sospetti (BBC,
New Yorker) lasciando però fuori tutte le sfumature e si lamenta che
"Wal Mart...almeno si attira addosso l’antipatia dell’opinione
pubblica progressista." E dalli col Moloch, con la gente che isolata
nel suo salotto, etc. Si ha l'impressione che Rampini sarebbe contento
se potesse dire che le custodie dei Kindle sono fatte di pelle di
delfino (non ho resistito a reinserirli).

Quello che fa sentire me isolato è che pare che opinioni di questo tipo le legga e ponderi solo io. (Oh, si tratta di Slate, mica di Forbes)

Infatti mi sorprende che tu dica "...in Italia si viene accusati di
essere dalla parte dei poteri forti (!) dell’editoria, e dunque di
contrastare il diritto del lettore a pagare poco un libro e il diritto
dell’autore ad autopubblicarsi". Io ho sempre visto copertissimo il
lato del Moloch, à la Rampini. Sarà mica che a coprire l'altro
versante ci siamo solo io e Slate ;-).

Con simpatia,
Alessandro

(TL;DR :  Bel blog. Complimenti)


Postato martedì, 18 febbraio 2014 alle 11:54 am da lalipperini:
Alessandro, mica siete soli, tu e Slate, c’è anche Bezos :D A parte gli scherzi, che l’Italia sia alquanto disorientata e spesso ignorante in materia è vero. Vero anche un altro fenomeno, molto ben descritto in questo post:
http://www.wumingfoundation.com/giap/?p=5241
(grazie!)


Aggiungo un paio di considerazioni fuori banda (non dovrei? E chi l'ha detto? My blog, my castle, my rules.)

La prima, è che nessuno pare sia molto appassionato di dare risponste alla domanda "Che fare, se di fatto Amazon rispetta le regole?". L'ho chiesto tre volte, ma nessuno se n'è fatto caso.

La seconda, è che sono andato a leggere (un paio di volte) il post di Wu-Ming, e mi ha depresso, come mi deprimeva la lettura di certi volumi degli Editori Riuniti, editi negli anni dai 1960-70 con capitoli intitolati "Cibernetica: Un'analisi dialettico-marxista". Comunque, a chi si chiedeva dove erano finiti dopo il 1989 i marxisti che citano "Das Kapital"  chapter and verse: sono lì.

Wednesday, February 12, 2014

On turning Linux into Windows

What follows is my reply to this very good post  by Paul Selegue Eberhart.

My feelings exactly. I do not think this train can be stopped however. Not since Fedora bug 53407  and the ensuing  discussion. (TL;DR: Turned out FC12 suddenly was allowing console users install signed packages without prompting for root password. The developers responsible for the change argued endlessly that the change was for the best, and that legacy Unix mindset was preventing them from doing cool things)

It's "Because of the mouldy figs we cannot be kewl", and "We should not be afraid of complexity"  (these folks have never heard of the blob antipattern). Too bad Redmond was not hiring more coders, the problem would have been solved.

What will probably stop  this move to turn Linux into Windows is that the growing irrelevance  of the Linux Desktop will turn their sights on mobile development. Then the server people and saner attitudes will be given a chance.

(I didn't know that systemd shared authorship with pulseaudio. Now that I know, I will have to ponder a platform transition from RedHat for my servers. Although it would have to be to some *BSD* as I am not very partial to the Ubuntu vagaries, either.)

P.S: the aforementioned FC bug has this illuminating exchange:

> > This is really a *major* change that is precise opposite of the way *NIX has
> > always worked.  
> 
> I don't particularly care how UNIX has always worked.

I do, or I'd be using Windows.