Risposta: perché le opinioni generiche, come i farmaci generici, sono più economiche.
Questa l'ho sentita dire, su Radio 3, a Stefano Zamagni,illustre economista, nonché invitato a paralare su "Economia e amore" al Festival della Filosofia di Modena.
Cito a memoria:
SZ: "Il sistema della finanza capitalistica come lo si è inteso dal 1700 è ormai agli sgoccioli, gli resta tutt'al più qualche lustro"
Intervistatore: "E perchè, secondo lei?"
SZ: "Perché la gente è stufa, ecco perché"
Quando si dice una ricerca empirica di peso.
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(Altre informazioni)
Monday, September 16, 2013
Tuesday, September 10, 2013
Modena, ai bei tempi andati
Stando ad un Anonimo del 1570, (che pare si rivolgesse al Tassoni) questa era la Modena contemporanea:
di Tassoni si ricorda una difesa d'ufficio (che non trovo in rete) e un parere poco più gentile:
"Portici affumicati e strade strette,
Storte, piene di buche e di letame,
Un’aria sempre torbida ed infame,
Un continuo vuotar di canalette.
Femmine lorde, e di contagio infette,
Poca moneta e per lo più di rame,
Gente superba, e che si muor di fame,
Teste leggiere, e lingue maledette.
Chiese pollute di misfatti atroci,
Clero rozzo, ignorante e un popol ghitto,
Che sol si pasce di salsicce e noci.
Così trov'io in un mio l ibro scritto.
Non volgete ver me gli occhi feroci:
Questa è Modena vostra, e state zitto."
"Modena è una città di Lombardia,
Che nel pantan mezza sepolta siede
Ove si suol smerdar da capo a piede
Chi s'imbatte a passar per quella via
[....]
[....]
Ha fra l'altre una cosa singolare,
Che zappando il terren nascono fonti,
Sì che per sete non si può pigliare.
Ha una torre, che pare
Un palo capovolto, e le contrade
Corron di fango e merda a mezza estate;
Buje ed affumicate
Con portici di legno in sui balestri
Con portici di legno in sui balestri
E catapecchie e canalette e destri;
E sui canti maestri
E ai fianchi de le porte in ogni parte
Masse di stabbio vecchio inculte e sparte;
E in un buco in disparte
Il potta suo, ch'ogni altra cosa eccede,
E tanto piccolin che non si vede"
Qualcosa di vero c'era, anche se nemmeno Madrid era poi sicura, almeno secondo Bellerofonte Castoldi:
"Il potta resterassi in un’androna
sempre fetente e piena di lordura,
da far mover a nausea ogni persona.
Dal mezzo in giù bisogna aversi cura
in Modena, e, a Madrid, dal mezzo in sù,
chè il salvarsi da’ càntari è ventura.
Ma, per modestia, non vo’ dirne più.
Tal sia di chi si sia, nè ci provvede,
chè mai questa città sì sporca fù!"
Meno male che, per l'arrivo di Stendhal, ci eravamo rimessi in bolla...
"Ho pranzato a Modena, la più pulita e gaia città italiana che io abbia visitato."
Thursday, September 5, 2013
Frontiere della sicurezza informatica, ovvero, battersi coi mulini a vento.
Questo è una lettera che ho inviato alla mia carta di credito (anonimizzata per proteggere gli innocenti). Sigh.
---
Nel mio ruolo di professionista delle tecnologie online, devo dire che mi ha molto preoccupato ricevere da Voi la comunicazione di cui sopra.
Una delle regole fondamentali dell'online banking è che la banca solo in rarissime occasioni, ma, idealmente, mai, invia messaggi di posta elettronica.
Se lo fa si tratta di messaggi che non contengono link, che idealmente sono in formato testuale, e che non discutono temi come cambio di password e cose del genere, e, in ogni caso, devono provenire da un indirizzo email verificabile e monitorato.
Questo per rendere ovvi i tentativi di phishing ed educare gli utenti ad individuare le truffe, che sono diffusissime. Di queste regole siete Voi stessi consapevoli (e cito dalla sezione consigli antifrode del Vs. sito web):
"Diffida di email che richiedono informazioni sensibili e riservate[....]
Diffida di link presenti nelle email; potrebbero essere “falsi” e dirottarti su siti clonati, solo apparentemente coincidenti con quello originale. Ricorda che la tua carta di credito XxxCard e la tua banca non chiederanno di collegarti al proprio sito Internet utilizzando un link contenuto in un messaggio di posta elettronica e soprattutto di rilasciare informazioni personali attraverso questo tipo di email."
La comunicazione da voi recentemente inviatami:
Ho dovuto controllarla attentamente per convincermi che non fosse un fake, ma pare in effetti si tratti di una comunicazione genuina. Vi faccio notare che, la prossima volta che i Vostri clienti riceveranno una comunicazione simile, però contenente un link per cambiare password che li porta al sito i40ladroni.ru, molti la seguiranno grazie all'esempio negativo dato dal Vs. messaqggio.
Posso solo sperare di essermi sbagliato e che il messaggio fosse in effetti contraffatto. Per Vostro riferimento, riporto in calce il testo del messaggio da me ricevuto.
Per quello che riguarda il merito della comunicazione vorrei anche osservare che complicare le regole di composizione username/password è attualmente considerato assai meno efficace, oltre che oneroso in fase di supporto, che non l'uso di sistemi basati su 2-factor authentication.
Cordialmente,
Ing. Alessandro Forghieri
----
Cordiali saluti
Servizio Clienti XxxCard
---
Nel mio ruolo di professionista delle tecnologie online, devo dire che mi ha molto preoccupato ricevere da Voi la comunicazione di cui sopra.
Una delle regole fondamentali dell'online banking è che la banca solo in rarissime occasioni, ma, idealmente, mai, invia messaggi di posta elettronica.
Se lo fa si tratta di messaggi che non contengono link, che idealmente sono in formato testuale, e che non discutono temi come cambio di password e cose del genere, e, in ogni caso, devono provenire da un indirizzo email verificabile e monitorato.
Questo per rendere ovvi i tentativi di phishing ed educare gli utenti ad individuare le truffe, che sono diffusissime. Di queste regole siete Voi stessi consapevoli (e cito dalla sezione consigli antifrode del Vs. sito web):
"Diffida di email che richiedono informazioni sensibili e riservate[....]
Diffida di link presenti nelle email; potrebbero essere “falsi” e dirottarti su siti clonati, solo apparentemente coincidenti con quello originale. Ricorda che la tua carta di credito XxxCard e la tua banca non chiederanno di collegarti al proprio sito Internet utilizzando un link contenuto in un messaggio di posta elettronica e soprattutto di rilasciare informazioni personali attraverso questo tipo di email."
La comunicazione da voi recentemente inviatami:
- Contiene 2 link (uno al sito xxxcard.it e un mailto)
- è in html con profusione di immagini, corporate identity, etc.
- parla di un imminente cambio di password policy, di dove
ottenere aiuto per cambiarla eccetera
- proviene da un indirizzo noreply.
Ho dovuto controllarla attentamente per convincermi che non fosse un fake, ma pare in effetti si tratti di una comunicazione genuina. Vi faccio notare che, la prossima volta che i Vostri clienti riceveranno una comunicazione simile, però contenente un link per cambiare password che li porta al sito i40ladroni.ru, molti la seguiranno grazie all'esempio negativo dato dal Vs. messaqggio.
Posso solo sperare di essermi sbagliato e che il messaggio fosse in effetti contraffatto. Per Vostro riferimento, riporto in calce il testo del messaggio da me ricevuto.
Per quello che riguarda il merito della comunicazione vorrei anche osservare che complicare le regole di composizione username/password è attualmente considerato assai meno efficace, oltre che oneroso in fase di supporto, che non l'uso di sistemi basati su 2-factor authentication.
Cordialmente,
Ing. Alessandro Forghieri
----
Gentile
Titolare,
dal 9 settembre i sistemi di sicurezza per l’accesso all’Area Riservata del sito xxxcard.it saranno aggiornati e prevederanno l’inserimento di una UserID numerica e di una password lunga almeno 8 caratteri, contenente:
• almeno un carattere speciale (per es. &,%,$);
• almeno una lettera maiuscola;
• sia numeri che lettere.
Se la tua attuale UserID è alfanumerica e se la tua password non rispetta i criteri di sicurezza menzionati, sarai guidato dalla procedura per ottenere la tua nuova UserID numerica e per modificare la tua password.
Per
qualsiasi dubbio o informazione contattaci al Numero Verde 800xxxxxxxx o scrivici all’indirizzo info@xxxcard.it.dal 9 settembre i sistemi di sicurezza per l’accesso all’Area Riservata del sito xxxcard.it saranno aggiornati e prevederanno l’inserimento di una UserID numerica e di una password lunga almeno 8 caratteri, contenente:
• almeno un carattere speciale (per es. &,%,$);
• almeno una lettera maiuscola;
• sia numeri che lettere.
Se la tua attuale UserID è alfanumerica e se la tua password non rispetta i criteri di sicurezza menzionati, sarai guidato dalla procedura per ottenere la tua nuova UserID numerica e per modificare la tua password.
Cordiali saluti
Servizio Clienti XxxCard
Tuesday, July 9, 2013
If I wanna search, I'll ask for it (or, disabling search engines in Fedora)
I recently upgraded my my work machine from (linux) Fedora Core 15 to Fedora Core 18 (going through FC17,, not that you asked). It was smooth enough- rather amazingly, considering the jumble my machine is.
Even sound was working without intervention at the end, and that's a major feat.
My only bone: I had to locate and disable six (yes: 6, six, sei, sechs, ses, exa) separate desktop indexing/search services which I did not ask for in the first place. Not only that, each one has its personale quirky way of being stopped. I admit I always install both gnome, kde and xfce, though I use almost exclusively kde sessions - my bad. That is not reason, in my view, to have my machine floored by six indexing daemons that manage to be more annoying than the infamous Windows Indexing Service they are trying to copy.
Every one of them gathers thousands of Google hits when coupled with "disable" as in "disable tracker". I wonder if the authors know, or care?
And here they are in their collective hideousness:
Even sound was working without intervention at the end, and that's a major feat.
My only bone: I had to locate and disable six (yes: 6, six, sei, sechs, ses, exa) separate desktop indexing/search services which I did not ask for in the first place. Not only that, each one has its personale quirky way of being stopped. I admit I always install both gnome, kde and xfce, though I use almost exclusively kde sessions - my bad. That is not reason, in my view, to have my machine floored by six indexing daemons that manage to be more annoying than the infamous Windows Indexing Service they are trying to copy.
Every one of them gathers thousands of Google hits when coupled with "disable" as in "disable tracker". I wonder if the authors know, or care?
And here they are in their collective hideousness:
- tracker: disable by gnome-session-properties (I did not even know this command existed)
- nepomuk: kde's semantic desktop, disable through the system settings visual app
- strigi: see above
- akonadi: see above
- zeitgeist: this aptly named "activity tracker" can be disabled through a custom hack or (perhaps) through gnome session
- jetty: not technically an indexing engine, this servlet engine(!!!) was installed as a dependency and enabled by default.
Need I say more? Sheesh.
Saturday, June 29, 2013
Radio 3, dischi d'esordio e pensieri ineleganti
Radio3, di cui sono assiduo ascoltatore, ha alcune finestre temporali grigie in cui pare che la redazione si dica "Ma, tanto, chi vuoi che ci ascolti adesso? Possiamo mandare quello che ci pare." E lo fanno - col risultato che i Sabati e le Domeniche pomeriggio s'imbottiscono di tutto quello che non si osa mandare in orari più frequentati.
Oggi ho malauguratamente acceso la radio nel corso della sussiegosa "Piazza Verdi" (che si sostituisce al Sabato pomeriggio alla - di gran lunga superiore - "Fahrenheit"). Trasmettevano quella che era con tutta evidenza una parodia musicale, probabilmente concepita dal geniaccio del duo Riondino/Bollani e mi sono detto "Ma guarda, rifanno il Dr. Djembè.". E invece no.
Si trattava di una cosa da prendere sul serio. Un tale Sig. D., forte della pubblicazione di un album d'esordio(!), si esibiva unplugged, ed ha continuato a farlo per una mezz'oretta, nel corso della quale, non contento di cantare le sue canzoni, ha anche macellato senza pietà "Amore che vieni, amore che vai" di De Andrè, con una cover che "should never have been uncovered". A quanto pare lo stesso disco aveva goduto di un'altro siparietto la settimana prima.
Poiché "i commenti dei lettori, per SMS o sulla nostra pagina di facebook sono sempre graditi" ho pensato di esprimermi, più o meno negli stessi termini in cui mi sono espresso qui, sulla summenzionata pagina di FB. Durata del commento prima della rimozione: 12 minuti. A quanto pare, avevo espresso una critica inutilmente offensiva, infondata ed inelegante (L'edificante scambio con la redazione è in fondo a questo post)
Continuo a chiedermi (e, privatamente, mi rispondo anche) con quali criteri vengono allocati certi spazi radiofonici. Penso che anche chi non condivide il mio giudizio sul sig. D. (che è di totale abominio) possa convenire che no stiamo parlando di una rivelazione musicale inaudita. E però, quanti musicisti effettivamente meritevoli, o anche solo intonati, sulla radio nazionale non hanno neanche 30 secondi per presentare un loro disco, primo o quinto che sia. Il Sig. D ha suonato quasi tutto il suo album, in due pomeriggi consecutivi. Che pensiero infondato, inutilmente inoffensivo ed inelegante.
Ed ecco, dalla pagina FB di Radio Verdi, uno spaccato di "processo editoriale":
Il commento cassato:
"Pensavo di aver acceso la radio durante una delle parodie musicali del Dr. Djembè. Invece si trattava dell'album d'esordio di un tale Sig. D. e bisognava anche prenderlo sul serio. Vedi il giudicio uman, come spesso erra."
Dopo un po (a commento cancellato)':
IO: I commenti degli ascoltatori sono benvenuti. Se positivi. Se negativi, o anche solo critici, c'è sempre la crocetta per rimuoverli. Complimenti alla redazione 2.0.
Piazza Verdi: vengono eliminati solo quelli inutilmente offensivi. I gusti musicali e teatrali del pubblico sono vari, alcune proposte possono piacere o meno ma è sempre buona cosa mantenere un certa eleganza nelle critiche e verificare prima di scrivere se le stesse siano fondate o dettate da istinto passeggero.
IO: Fondatezza verificata ad abundantiam - i gusti sono opinabili, l'intonazione è verificabile - con l'aiuto di un diapason, ove l'orecchio non basti. Ma grazie per per le gentili parole, e per aver confermato i criteri "editoriali". In sostanza, i commenti che non vi piacciono li cancellate. Lo terrò per detto.
Oggi ho malauguratamente acceso la radio nel corso della sussiegosa "Piazza Verdi" (che si sostituisce al Sabato pomeriggio alla - di gran lunga superiore - "Fahrenheit"). Trasmettevano quella che era con tutta evidenza una parodia musicale, probabilmente concepita dal geniaccio del duo Riondino/Bollani e mi sono detto "Ma guarda, rifanno il Dr. Djembè.". E invece no.
Si trattava di una cosa da prendere sul serio. Un tale Sig. D., forte della pubblicazione di un album d'esordio(!), si esibiva unplugged, ed ha continuato a farlo per una mezz'oretta, nel corso della quale, non contento di cantare le sue canzoni, ha anche macellato senza pietà "Amore che vieni, amore che vai" di De Andrè, con una cover che "should never have been uncovered". A quanto pare lo stesso disco aveva goduto di un'altro siparietto la settimana prima.
Poiché "i commenti dei lettori, per SMS o sulla nostra pagina di facebook sono sempre graditi" ho pensato di esprimermi, più o meno negli stessi termini in cui mi sono espresso qui, sulla summenzionata pagina di FB. Durata del commento prima della rimozione: 12 minuti. A quanto pare, avevo espresso una critica inutilmente offensiva, infondata ed inelegante (L'edificante scambio con la redazione è in fondo a questo post)
Continuo a chiedermi (e, privatamente, mi rispondo anche) con quali criteri vengono allocati certi spazi radiofonici. Penso che anche chi non condivide il mio giudizio sul sig. D. (che è di totale abominio) possa convenire che no stiamo parlando di una rivelazione musicale inaudita. E però, quanti musicisti effettivamente meritevoli, o anche solo intonati, sulla radio nazionale non hanno neanche 30 secondi per presentare un loro disco, primo o quinto che sia. Il Sig. D ha suonato quasi tutto il suo album, in due pomeriggi consecutivi. Che pensiero infondato, inutilmente inoffensivo ed inelegante.
Ed ecco, dalla pagina FB di Radio Verdi, uno spaccato di "processo editoriale":
Il commento cassato:
"Pensavo di aver acceso la radio durante una delle parodie musicali del Dr. Djembè. Invece si trattava dell'album d'esordio di un tale Sig. D. e bisognava anche prenderlo sul serio. Vedi il giudicio uman, come spesso erra."
Dopo un po (a commento cancellato)':
IO: I commenti degli ascoltatori sono benvenuti. Se positivi. Se negativi, o anche solo critici, c'è sempre la crocetta per rimuoverli. Complimenti alla redazione 2.0.
Piazza Verdi: vengono eliminati solo quelli inutilmente offensivi. I gusti musicali e teatrali del pubblico sono vari, alcune proposte possono piacere o meno ma è sempre buona cosa mantenere un certa eleganza nelle critiche e verificare prima di scrivere se le stesse siano fondate o dettate da istinto passeggero.
IO: Fondatezza verificata ad abundantiam - i gusti sono opinabili, l'intonazione è verificabile - con l'aiuto di un diapason, ove l'orecchio non basti. Ma grazie per per le gentili parole, e per aver confermato i criteri "editoriali". In sostanza, i commenti che non vi piacciono li cancellate. Lo terrò per detto.
Thursday, June 13, 2013
Building (GNU) Emacs 24.2 on Fedora Core 15, using rpm
So yes, it is possible to repackage the FC18 source rpm of emacs 24.2 for Fedora 15 - Here is how.
Now, from emacs.spec comment references to
If you don't do this, the %build step will blow up thusly:
[ -r "/home/alf/rpmbuild/BUILD/emacs-24.2/src/config.in" ] || ( cd /home/alf/rpmbuild/BUILD/emacs-24.2 && autoheader )
config.status: executing gdbinit commands
./config.status: line 2113: syntax error near unexpected token `done'
./config.status: line 2113: `done # for ac_tag'
error: Bad exit status from /var/tmp/rpm-tmp.FlYxb2 (%build)
Commenting the patch is a bit crude, but all your loss (from my understanding) is some form of audible bell when emacs runs in an xterm - big deal.
Then:
As usual, and your shiny new .rpms will be in the ../RPMS subdirs.
# yum -y install yum-utils
# yum-builddep emacs
# yum install gnutls-devel ImageMagick-devel liblockfile-devel gtk3-devel
# wget http://mirror.datacenter.by/pub/fedoraproject.org/linux/updates/18/SRPMS/emacs-24.2-18.fc18.src.rpm
# rpm -qi emacs-24.2-18.fc18.src.rpm
# cd ~/rpmbuild/SPECS
Now, from emacs.spec comment references to
#Patch11: emacs-bell-dont-work.patch
...
#%patch11 -p1 -b .bell-dont-work.patch
If you don't do this, the %build step will blow up thusly:
[ -r "/home/alf/rpmbuild/BUILD/emacs-24.2/src/config.in" ] || ( cd /home/alf/rpmbuild/BUILD/emacs-24.2 && autoheader )
config.status: executing gdbinit commands
./config.status: line 2113: syntax error near unexpected token `done'
./config.status: line 2113: `done # for ac_tag'
error: Bad exit status from /var/tmp/rpm-tmp.FlYxb2 (%build)
Commenting the patch is a bit crude, but all your loss (from my understanding) is some form of audible bell when emacs runs in an xterm - big deal.
Then:
# rpmbuild -ba emacs.spec
As usual, and your shiny new .rpms will be in the ../RPMS subdirs.
Friday, May 31, 2013
Una storia di dati e di economisti
C'erano una volta (2010) due economisti, Carmen Reinhart e Kenneth Rogoff, che scrissero un articolo accademico in cui mostravano, utilizzando una serie di dati storici, che la "relazione" tra la crescita annuale del PIL (Prodotto Interno Lordo) e il rapporto (indebitamento pubblico)/PIL delle nazioni esibisce una forte nonlinearità quando il rapporto debito/PIL è superiore al 90% (nel seguito chiamerò questa nonlinearità "soglia magica").
Qualche anno dopo (2013), gli economisti Thomas Herndon, Michael Ash e Robert Pollin ripresero i loro dati e dopo aver trovato alcuni errori di metodo e di calcolo nella procedura alla base dell'articolo originale, conclusero che la "soglia magica", in effetti, non c'era.
Notizie simili di solito, non arrivano sullla prima pagina dei giornali italiani o del New York Times (al contrario di "'Partecipavo ai festini di Arcore' dichiara l'olgettina" che ci arriva ad nauseam) . Questa baruffa invece sì - e va ormai avanti da più di un mese. Come mai?
Se si deve credere a quanto raccontano i giornali (e non si deve quasi mai credere a quello che raccontano i giornali) Reinhart e Rogoff (che d'ora in poi chiamerò R&R) sono una lettura molto popolare tra i politici di tutti i paesi. Siccome R&R criticano i governi con indebitamento molto elvato, essi sono simultaneamente una spina nel fianco per tutti coloro (detti a volte neo Keynesiani) tenderebbero invece a favorire programmi di spesa statale per uscire da alcuni tipi di crisi economiche (inclusa quella attuale). Il famoso columnist e premio Nobel dell'economia Paul Krugman è fra questi ultimi.
Sempre se si deve credere ai giornali, il succo che i politici di tutti i paesi hanno tratto dall'articolo di R&R è "Quando il rapporto debito/PIL è superiore al 90%, la crescita diventa quasi automaticamente negativa e si assesta attorno a -0.1%" (questa interpretazione è anche finito nella proposta di budget di Paul Ryan, candidato presidenziale e astro dei neocon americani, e il numero magico 90% è stato citato da Frau Merkel). Tradotto in politica economica questo sarebbe diventato "Per tornare a crescere e uscire dalla crisi, dobbiamo tagliare le spese e abbassare il famoso rapporto sotto il 90%. E questa sarebbe una delle radici se non la radice delle politiche di austerity applicate negli ultimi anni un po' da tutte le economie avanzate del mondo.
Naturalmente la scoperta degli errori nell'articolo di R&R è stato causa di grande Schadenfreude da parte dei summenzionati new-Keynesiani che, capitanati dall'altrettanto summenzionato Krugman, sono calati come avvoltoi sulle metaforiche carcasse di R&R, invocando a gran voce il rovesciamento delle politiche di austerity ipoteticamente provocate dall'articolo. (Per completezza, dirò che l'articolo che ha scoperto gli errori di R&R giunge alla conclusione che, anche al disopra del 90%, la crescita media anno su anno si assesta su valori medi del 2.2% calanti al crescere del debito).
Il fronte opposto si è ovviamente opposto, con il conseguente pubblico sbertucciamento di accademici sulle prime pagine dei quotidiani di cui ho parlato più sopra.
Nel frattempo, chi ogni tanto pasticcia con dati e misurazioni e si prende la pena di leggere i due articoli scopre immediatamente alcuni fatti piuttosto preoccupanti.
Le conclusioni dell'articolo di R&R (su sistemi complessi ed oscuri) si basano su un paio di migliaia di misurazioni di debito e PIL in una cinquantina di paesi nel corso degli ultimi 70 anni. Siccome qui non si tratta di misurare - che so - l'indice di rifrazione del quarzo, che è piuttosto insensibile ai mutamenti storici. Tenendo anche conto che c'è poca certezza su attendibilità, margini di errore e così via (si tratta di numeri politicamente piuttosto sensibili, dopo tutto) si può dire che i dati a disposizione sono pochini.
I calcoli fatti da R&R per arrivare alle loro conclusioni sono molto meno complicati di quelli necessari per trovare il bosone di Higgs, diciamo che sono a livello di liceo avanzato. La base di dati e gli strumenti di calcolo (un foglio di excel) necessari a verificarli erano messi a disposizione da R&R stessi, sul lor sito web. Con tutto ciò ci sonoo voluti tre anni perchè qualcuno pensasse di controllare.
Anche se i risultati non fossero stati smentiti qualcuno avrebbe dovuto osservare che, come è ben noto, correlazione e rapporto causa-effetto sono cose diverse. Ad esempio, una serie di dati può evidenziare una correlazione positiva tra consumo di gelati e quello di corrente elettrica: se i dati sono quelli misurati a Milano nel periodo Maggio-Settembre, è ragionevole pensare che il consumo di gelati sia dovuto al caldo e quello di corrente all'uso dei condizionatori - anch'esso dovuto al caldo. Quindi non posso concludere che il consumo di gelati causa aumenti nel consumo di elettricità, o abbassare il consumo di elettrictà vietando i gelati.
In vista del punto precedente prima di basare decisioni di vasta portata su correlazioni non altrimenti giustificate, sarebbe bene porsi domande aggiuntive sui possibili costi e benefici che le decisioni di cui sopra possono arrecare al di là di quelle promesse dalla famosa correlazione. Dopootutto non si fanno guerre solo perchè c'è una correlazione positiva tra certe guerre e la crescita.... oops, esempio sbagliato, mi sa che questo l'hanno già fatto.
Sottolineo che i quattro punti di cui sopra esisterebbero e sarebbero molto preoccupanti anche se l'articolo di R&R avesse raggiunto conclusioni opposte, diventando così un fiore all'cchiello dei neo-Keynesiani e un pugno nell'occhio per i neocon.
Io vorrei non credere ai giornali neanche questa volta - e infatti non ci credo.
Purtroppo, invece di pensare che le politiche economiche vengano decise sulla base di considerazioni con basi empiriche migliori di quelle che figurano in questa storia, mi viene da pensare che le politiche economiche vengano decise sulla base di considerazioni (e interessi) largamente inconfessate e inconfessabili e poi giustificate dal punto di vista ideologico non appena i politici riescono a mettere le mani su una teoria che luspporti e che abbastanza semplice da fare sì che quasi tutti (in primis, loro stessi) riescano a capirla. E che la morale di questa storia sia che bisogna stare bene attenti a non fornirgli le giustificazioni di cui sopra.
Una morale secondaria è che nessuno riesce a vedere bene al di là dei propri pregiudizi. Nassim Nicholas Taleb è un osservatore economico che si è sempre distinto per le sue brucianti (e,penso, largamente giustificate) critiche all'uso improprio di metodi statistici e matematici in economia e finanza. Mi sarei quindi aspettato di sentirlo lanciare i suoi consueti strali - questa volta all'indirizzo di R&R e dei loro spreadsheet. Invece, siccome Taleb è un critico dell'indebitamento elevato (che ritiene 'fragile'), ha varie volte lavori di R&R nei propri scritti e - last but not least - ha chiarito in varie occasioni che Paul Krugman gli sta potentemente sullo stomaco, si è limitato ad osservare che sì, insomma, tanto la notizia non è la "soglia magica", ma il fatto che un elevato indebitamento non è una bella cosa ("Rejecting a macroeconomic idea (Rogoff and Reinhard) over an excel error is exactly like falsifying astrology over a computer glitch." NNT su Facebook). Chapeau.
Qualche anno dopo (2013), gli economisti Thomas Herndon, Michael Ash e Robert Pollin ripresero i loro dati e dopo aver trovato alcuni errori di metodo e di calcolo nella procedura alla base dell'articolo originale, conclusero che la "soglia magica", in effetti, non c'era.
Notizie simili di solito, non arrivano sullla prima pagina dei giornali italiani o del New York Times (al contrario di "'Partecipavo ai festini di Arcore' dichiara l'olgettina" che ci arriva ad nauseam) . Questa baruffa invece sì - e va ormai avanti da più di un mese. Come mai?
Se si deve credere a quanto raccontano i giornali (e non si deve quasi mai credere a quello che raccontano i giornali) Reinhart e Rogoff (che d'ora in poi chiamerò R&R) sono una lettura molto popolare tra i politici di tutti i paesi. Siccome R&R criticano i governi con indebitamento molto elvato, essi sono simultaneamente una spina nel fianco per tutti coloro (detti a volte neo Keynesiani) tenderebbero invece a favorire programmi di spesa statale per uscire da alcuni tipi di crisi economiche (inclusa quella attuale). Il famoso columnist e premio Nobel dell'economia Paul Krugman è fra questi ultimi.
Sempre se si deve credere ai giornali, il succo che i politici di tutti i paesi hanno tratto dall'articolo di R&R è "Quando il rapporto debito/PIL è superiore al 90%, la crescita diventa quasi automaticamente negativa e si assesta attorno a -0.1%" (questa interpretazione è anche finito nella proposta di budget di Paul Ryan, candidato presidenziale e astro dei neocon americani, e il numero magico 90% è stato citato da Frau Merkel). Tradotto in politica economica questo sarebbe diventato "Per tornare a crescere e uscire dalla crisi, dobbiamo tagliare le spese e abbassare il famoso rapporto sotto il 90%. E questa sarebbe una delle radici se non la radice delle politiche di austerity applicate negli ultimi anni un po' da tutte le economie avanzate del mondo.
Naturalmente la scoperta degli errori nell'articolo di R&R è stato causa di grande Schadenfreude da parte dei summenzionati new-Keynesiani che, capitanati dall'altrettanto summenzionato Krugman, sono calati come avvoltoi sulle metaforiche carcasse di R&R, invocando a gran voce il rovesciamento delle politiche di austerity ipoteticamente provocate dall'articolo. (Per completezza, dirò che l'articolo che ha scoperto gli errori di R&R giunge alla conclusione che, anche al disopra del 90%, la crescita media anno su anno si assesta su valori medi del 2.2% calanti al crescere del debito).
Il fronte opposto si è ovviamente opposto, con il conseguente pubblico sbertucciamento di accademici sulle prime pagine dei quotidiani di cui ho parlato più sopra.
Nel frattempo, chi ogni tanto pasticcia con dati e misurazioni e si prende la pena di leggere i due articoli scopre immediatamente alcuni fatti piuttosto preoccupanti.
Sottolineo che i quattro punti di cui sopra esisterebbero e sarebbero molto preoccupanti anche se l'articolo di R&R avesse raggiunto conclusioni opposte, diventando così un fiore all'cchiello dei neo-Keynesiani e un pugno nell'occhio per i neocon.
Io vorrei non credere ai giornali neanche questa volta - e infatti non ci credo.
Purtroppo, invece di pensare che le politiche economiche vengano decise sulla base di considerazioni con basi empiriche migliori di quelle che figurano in questa storia, mi viene da pensare che le politiche economiche vengano decise sulla base di considerazioni (e interessi) largamente inconfessate e inconfessabili e poi giustificate dal punto di vista ideologico non appena i politici riescono a mettere le mani su una teoria che luspporti e che abbastanza semplice da fare sì che quasi tutti (in primis, loro stessi) riescano a capirla. E che la morale di questa storia sia che bisogna stare bene attenti a non fornirgli le giustificazioni di cui sopra.
Una morale secondaria è che nessuno riesce a vedere bene al di là dei propri pregiudizi. Nassim Nicholas Taleb è un osservatore economico che si è sempre distinto per le sue brucianti (e,penso, largamente giustificate) critiche all'uso improprio di metodi statistici e matematici in economia e finanza. Mi sarei quindi aspettato di sentirlo lanciare i suoi consueti strali - questa volta all'indirizzo di R&R e dei loro spreadsheet. Invece, siccome Taleb è un critico dell'indebitamento elevato (che ritiene 'fragile'), ha varie volte lavori di R&R nei propri scritti e - last but not least - ha chiarito in varie occasioni che Paul Krugman gli sta potentemente sullo stomaco, si è limitato ad osservare che sì, insomma, tanto la notizia non è la "soglia magica", ma il fatto che un elevato indebitamento non è una bella cosa ("Rejecting a macroeconomic idea (Rogoff and Reinhard) over an excel error is exactly like falsifying astrology over a computer glitch." NNT su Facebook). Chapeau.
Wednesday, May 29, 2013
With this type of books, (organized) atheists are now as obnoxious as their theist counterpart
Getting acquainted with organized (U.S resident, I might add) so called new atheism has made much to persuade me that, whatever I am (an agnostic, in all likelihood), a new atheist I am not.
The obnoxious righteousness of the "movement" has much to do with this, and I plan to blog about it in the future. The attending fanboyism I also find poisonous.
To this, they are now adding this brand of proselytizing literature. (Maybe it was already there and I just wasn't looking).
I'm not going to say that I consider it on par with Chick's tracts (go ahead, savor of the madness), but to tell the truth, the idea of being woken up on Sunday morning by a Dawkins' witness offering informative atheist literature does not amuse me. Unlikely, maybe, but still...
The obnoxious righteousness of the "movement" has much to do with this, and I plan to blog about it in the future. The attending fanboyism I also find poisonous.
To this, they are now adding this brand of proselytizing literature. (Maybe it was already there and I just wasn't looking).
I'm not going to say that I consider it on par with Chick's tracts (go ahead, savor of the madness), but to tell the truth, the idea of being woken up on Sunday morning by a Dawkins' witness offering informative atheist literature does not amuse me. Unlikely, maybe, but still...
Friday, April 12, 2013
So why would sendmail use IP over MX?
And so it goes that I spent most of the morning investigating a pesky mail delivery problem which sort of goes as follows:
Running sendmail-8.13.8-8.1.el5_7 on CentOS5, with virtusertable and virtuser-domains. We (ourown.it) are handling mail for the domain customer.it:
Customer.it is in virtuser-domains (so it *SHOULD* be recognized as local) but NOT in local-host-names (for long winded reasons I would rather avoid using local-host-names for this ). My expectation is that email should get to the highest MX (alpha) and be delivered there. What actually happens is that email sent to customer.it is queued up on alpha (even when it is sent form alpha itself) and delivery is attempted at the HOST customer.it (where no mail server is listed). This is what I see:
I have many other domains thusly configured and working the crucial difference being that the IP for the domain is either not set or points to alpha.ourown.it. Address test outlines a difference:
But its meaning is lost on me.
And then it struck me: the addresses that were being queued did not locally exist (it was someguy@customer.it rather than aguy@customer.it).
What happens is that sendmail, upon realizing that local delivery is not possible for the address at hand, "helpfully" tries the IP address as last resort. If that bugs you, as it bugs me, insert the line:
@customer.it error:nouser 550 No such user here
in virtusertable, after all other customer.it records.
Running sendmail-8.13.8-8.1.el5_7 on CentOS5, with virtusertable and virtuser-domains. We (ourown.it) are handling mail for the domain customer.it:
# dig ANY customer.it ... ;; ANSWER SECTION: customer.it. 9136 IN NS ns02.provider.com. customer.it. 9136 IN NS ns01.provider.com. customer.it. 31610 IN MX 20 rigel.ourown.it. customer.it. 31610 IN MX 10 alpha.ourown.it. customer.it. 3535 IN A 10.213.221.92 ;; AUTHORITY SECTION: customer.it. 9136 IN NS ns01.provider.com. customer.it. 9136 IN NS ns02.provider.com. ;; ADDITIONAL SECTION: ns01.provider.com. 3535 IN A 10.227.46.9 ns02.provider.com. 3535 IN A 10.175.38.200 alpha.ourown.it. 86400 IN A 10.111.444.5 rigel.ourown.it. 86400 IN A 10.111.444.10
Customer.it is in virtuser-domains (so it *SHOULD* be recognized as local) but NOT in local-host-names (for long winded reasons I would rather avoid using local-host-names for this ). My expectation is that email should get to the highest MX (alpha) and be delivered there. What actually happens is that email sent to customer.it is queued up on alpha (even when it is sent form alpha itself) and delivery is attempted at the HOST customer.it (where no mail server is listed). This is what I see:
#sendmail -d17.99 -q -v -qRevit Running /var/spool/mqueue/r3C89pgp020280 (sequence 1 of 2) hostsignature(customer.it.) mxrand(rigel.ourown.it) = 148 hostsignature(): getmxrr() returned 1, mxhosts[0]=customer.it. hostsignature(customer.it.) = evi... Deferred: Connection timed out with customer.it.
MXs are correctly found:customer.it. ... Connecting to customer.it. via esmtp...
# echo "/mx customer.it" | sendmail -bt -d8.20 ADDRESS TEST MODE (ruleset 3 NOT automatically invoked) Enter> getmxrr(customer.it, droplocalhost=0) found localhost (alpha.ourown.it) in MX list, pref=10 getmxrr(customer.it) returns 2 value(s): alpha.ourown.it. rigel.ourown.it.
I have many other domains thusly configured and working the crucial difference being that the IP for the domain is either not set or points to alpha.ourown.it. Address test outlines a difference:
# sendmail -bt -d8.20 ADDRESS TEST MODE (ruleset 3 NOT automatically invoked) Enter> 0 aguy@customer.it parse input: aguy @ customer . it Parse0 input: aguy @ customer . it Parse0 returns: aguy @ customer . it ParseLocal input: aguy @ customer . it ParseLocal returns: aguy @ customer . it Parse1 input: aguy @ customer . it Parse1 returns: $# local $: aguy @ customer . it parse returns: $# local $: aguy @ customer . it > 0 alf@ourown.it parse input: alf @ ourown . it Parse0 input: alf @ ourown . it Parse0 returns: alf @ ourown . it ParseLocal input: alf @ ourown . it ParseLocal returns: alf @ ourown . it Parse1 input: alf @ ourown . it Parse1 returns: $# local $: alf @ ourown . it parse returns: $# local $: alf @ ourown . it
But its meaning is lost on me.
And then it struck me: the addresses that were being queued did not locally exist (it was someguy@customer.it rather than aguy@customer.it).
What happens is that sendmail, upon realizing that local delivery is not possible for the address at hand, "helpfully" tries the IP address as last resort. If that bugs you, as it bugs me, insert the line:
@customer.it error:nouser 550 No such user here
in virtusertable, after all other customer.it records.
The strange world of SELinux and webmin
I am willing to share a few more sysdamin pains today, for the BDSM oriented people who enjoy suffering.
(Hint: the trainling slash does the trick).
Enters webmin, breakage begins. A webmin-added user, balf, cannot have mail properly delivered, while a adduser-added user alf, can. Ostensible reason being that, in the first instance, procmail is incapable of creating the mail/ directory. The logfile trace is self-explanatory as usual:
# ls -Z drwx------. alf mailusers unconfined_u:object_r:user_home_dir_t:s0 alf drwx------. balf mailusers unconfined_u:object_r:home_root_t:s0 balf
So, at this point you turn off SELinux, and all is well (put SELINUX=disabled in /etc/sysconfig/selinux).
I am testing webmin on a CentOS 6.3 machine today. Purpose: creating a restricted web-paneled environmente where a basically skilled admin can add users, mailboxes, aliases and so on without hosing the system or opening mile-wide holes into it. It does look doable so far except....
I want mail delivery done in Maildir-style folders under the user homedir. Procmail is the perfect tool for this, given the following /etc/procmailrc:
LOGFILE=/var/log/proc_log DEFAULT=$HOME/mail/
Enters webmin, breakage begins. A webmin-added user, balf, cannot have mail properly delivered, while a adduser-added user alf, can. Ostensible reason being that, in the first instance, procmail is incapable of creating the mail/ directory. The logfile trace is self-explanatory as usual:
procmail: Unable to treat as directory "/home/balf/mail" procmail: Locking "/home/balf/mail.lock" procmail: Error while writing to "/home/balf/_D3D.N35ZRB.localhost.localdo" procmail: Lock failure on "/home/balf/mail.lock" procmail: Assigning "LASTFOLDER=/home/balf/mail/" procmail: Opening "/home/balf/mail/" procmail: Error while writing to "/home/balf/mail" procmail: Assigning "LASTFOLDER=/var/spool/mail/balf" procmail: Opening "/var/spool/mail/balf" procmail: Acquiring kernel-lock
Uh? Google brings no joy other than the usual check permissions and stuff. Which I did. The gut instinct reaction (manually creating the mail directory) just pushes the problem deeper. Some work succeds in making the users exactly the same (same permissions, on home dirs, same group, same passwd and shadow entries, same files in the home dir. So it must be something with permissions, which means....SELinux. Which I usually turn off - but forgot on this time. 'ls -Z' verifies that the homedirs of the users have indeed different context:
# ls -Z drwx------. alf mailusers unconfined_u:object_r:user_home_dir_t:s0 alf drwx------. balf mailusers unconfined_u:object_r:home_root_t:s0 balf
So, at this point you turn off SELinux, and all is well (put SELINUX=disabled in /etc/sysconfig/selinux).
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