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Monday, May 14, 2018

Kit antitroll: cartellino giallo.

Istruzioni: questo modulo serve a rendere più comodo sbarazzarsi dai troll. Si può usare  nei forum, sui social, e in tutti i casi in cui s'incontra il buon vecchio Dick Internet. Basta copiare, incollare e personalizzare il testo, e farlo ogni volta che si individuano i segni del trollaggio (è il caso di familiarizzarsi con le sottogliezze di quest'arte oscura). Immediatamente dopo l'uso del form, bisogna scollegarsi dalla discussione (il che è il senso principale di tutta l'operazione), e ci si gode la pace portata dal silenzio. Evitate di usare il modulo troppo spesso, e tenete solo le violazioni commesse (se volete, potete citare la fonte).riducete alle  gli eccessi,  Il modo in cui lo uso io: 
  1. Alla  prima violazione, invio questo modulo e cesso ogni interazione diretta.
  2. Alla seconda violazione reinvio la notifica seguita da un avviso di killfile  seguito dal ban (una classica sequenza cartellino giallo/rosso, tanto non imparano mai)
Soprattutto, non fate come Dick, e seguite le regole della casa.

Licenza: CC-BY-NC-ND



Salve, devo purtroppo avvisarti che hai violato le regole della casa.

In particolare le tue infrazioni sono: (spuntare tutte le infrazioni rilevanti)

 1.1 Ti sei comportato da troll
 1.2 Ti sei comportato in maniera arrogante
 1.3 Ti sei comportato in maniera stupida
 2.1 
Ti sei comportato in maniera fastidiosa
 2.2 Hai fatto osservazioni personali
 2.3 Hai insultato altri utenti
 2.4 Ti sei comportato da adolescente senza esserlo (Se hai meno di 15 anni, fallo presente e questa infrazione non sarà presa in considerazione)
 3.1 Sei stato irrazionale
 3.2 Sei stato maleducato


    Inoltre, hai agravato la tua posizione con le seguenti azioni: (spuntare tutte le aggravanti applicabili)

     doxxing
     net-stalking
     aver tenuto comportamenti incredibilmente asinini
     aver messo per iscritto frasi che richiederebbero un esposto al tribunale
     aver dimostrato di possedere una bassissima padronanza della lingua e di essere incapace di comprendere un testo scritto
     aver tenuto un comportamento normalmente associato a gravi disordini neurologici/psichiatrici
     aver provato, al di là di ogni ragionevole dubbio, di essere incapace di intrattenere penseri coerenti (e lasciamo stare il pensiero razionale)
     aver messo in mostra ignoranza ed inadeguatezza intellettuale in quantità stupefacente perfino per internet (e ce ne vuole)
     Altro:................................................................

    Questo utente osserva le regole della casa, e perciò  terminerà ora la conversazione. Inoltre disabiliterà le notifiche, per darti agio di reagire con una delle elaborate e leggeremente patetiche risposte tipiche di queste situazioni, senza con ciò esserne ulteriormente disturbato. In caso di ulteriori infrazioni, l'utente si riserva il diritto di inserirti nella sua ban list (Wikipedia search: plonk), un luogo tranquillo dove potrai continuare a comportarti male senza essere sentito.

    Cordialmente,

    Nota Bene: questo è un modulo prestampato, l'originale aggiornato si trova a questo indirizzo.

    Wednesday, October 7, 2015

    La biblioteca, incarnata

    Un programmatore umanista di genio - e mio fratello spirituale - ha realizzato in concreto il vasto edificio intellettuale che fino ad ora si poteva solo contemplare nel racconto "La biblioteca di Babele", contenuto nella raccolta "Finzioni"  dell'immenso autore argentino Jorge Luis Borges.

    Si tratta di un sito che mi tocca particolarmente da vicino, perché ricordo ancora come(*) scoprii questo capolavoro, e lo stupore e la meraviglia di cui mi riempì.

    Come previsto da Borges la Biblioteca contiene anche la propria descrizione espressa con le stesse parole usate dall'autore nel racconto omonimo.

    Gli attuali limiti dell'algoritmo usato fanno sì che la descrizione che si può trovare oggi sia spezzettata in sei parti (i link del paragrafo precedente) e la mia pigrizia che la traslitterazione dallo spagnolo sia imperfetta specie nelle accentate. Ma è certo che una traslitterazione impeccabile, in unico brano continuo e conforme all'originale, vi è contenuta, così come la sua traduzione in Italiano, ed in ogni altra lingua concepibile.

    Il sito permette di cercare qualsiasi combinazione di 3200 caratteri  di ricordarne la collocazione, che è immutabile.

    Questo testo, naturalmente, è superfluo - la biblioteca lo contiene già.

    (*) Il racconto era in appendice alla bellissima antologia, curata da Fruttero e Lucentini "Il secondo libro della fantascienza", che, a 11 anni,  avevo divorato dopo avere scoperto la non meno bella antologia di cui quella era il seguito, "Le meraviglie del possibile", Einaudi, 1959.

    LA BIBLIOTECA DI BABELE (J. L. BORGES)

    L'universo (che altri chiama la Biblioteca) si compone d'un numero indefinito, e forse infinito, di gallerie esagonali, con vasti pozzi di ventilazione nel mezzo, bordati di basse ringhiere. Da qualsiasi esagono si vedono i piani superiori e inferiori, interminabilmente. La distribuzione degli oggetti nelle gallerie è invariabile. Venticinque vasti scaffali, in ragione di cinque per lato, coprono tutti i lati meno uno; la loro altezza, che è quella stessa di ciascun piano, non supera di molto quella d'una biblioteca normale. Il lato libero dà su un angusto corridoio che porta a un'altra galleria, identica alla prima e a tutte. A destra e a sinistra del corridoio vi sono due gabinetti minuscoli. Uno permette di dormire in piedi; l'altro di soddisfare le necessità fecali. Di qui passa la scala spirale, che si inabissa e s'innalza nel remoto. Nel corridoio è uno specchio, che fedelmente duplica le apparenze. Gli uomini sogliono inferire da questo specchio che la Biblioteca non è infinita (se realmente fosse tale, perché questa duplicazione illusoria?), io preferisco sognare che queste superfici argentate figurino e promettano l'infinito... La luce procede da frutti sferici che hanno il nome di lampade. Ve ne sono due per esagono, su una traversa. La luce che emettono è insufficiente, incessante.

    Come tutti gli uomini della Biblioteca, in gioventù io ho viaggiato; ho peregrinato in cerca di un libro, forse del catalogo dei cataloghi; ora che i miei occhi quasi non possono decifrare ciò che scrivo, mi preparo a morire a poche leghe dall'esagono in cui nacqui. Morto, non mancheranno mani pietose che mi gettino fuori della ringhiera; mia sepoltura sarà l'aria insondabile; il mio corpo affonderà lungamente e si corromperà e dissolverà nel vento generato dalla caduta, che è infinita. Io affermo che la Biblioteca è interminabile. Gli idealisti argomentano che le sale esagonali sono una forma necessaria dello spazio assoluto, per lo meno, della nostra intuizione dello spazio.

    Ragionano che è inconcepibile una sala triangolare o pentagonale. (I mistici pretendono di avere, nell'estasi, la rivelazione d'una camera circolare con un gran libro circolare dalla costola continua, che fa il giro completo delle pareti; ma la loro testimonianza è sospetta; le loro parole, oscure. Questo libro ciclico è Dio). Mi basti, per ora, ripetere la sentenza classica: «La Biblioteca è una sfera il cui centro esatto è qualsiasi esagono, e la cui circonferenza è inaccessibile».

    A ciascuna parete di ciascun esagono corrispondono cinque scaffali; ciascuno scaffale contiene trentadue libri di formato uniforme; ciascun libro è di quattrocentodieci pagine; ciascuna pagina, di quaranta righe; ciascuna riga, di quaranta lettere di colore nero. Vi sono anche delle lettere sulla costola di ciascun libro; non, però, che indichino o prefigurino ciò che diranno le pagine. So che questa incoerenza, un tempo, parve misteriosa. Prima d'accennare alla soluzione (la cui scoperta, a prescindere dalle sue tragiche proiezioni, è forse il fatto capitale della storia) voglio rammentare alcuni assiomi.

    Primo: La Biblioteca esiste ab aeterno. Di questa verità, il cui corollario immediato è l'eternità futura del mondo, nessuna mente ragionevole può dubitare. L'uomo, questo imperfetto bibliotecario, può essere opera del caso o di demiurghi malevoli; l'universo, con la sua elegante dotazione di scaffali, di tomi enigmatici, di infaticabili scale per il viaggiatore e di latrine per il bibliotecario seduto, non può essere che l'opera di un dio. Per avvertire la distanza che c'è tra il divino e l'umano, basta paragonare questi rozzi, tremuli simboli che la mia fallibile mano sgorbia sulla copertina d'un libro, con le lettere organiche dell'interno: puntuali, delicate, nerissime, inimitabilmente simmetriche.

    Secondo: Il numero dei simboli ortografici è di venticinque. Questa constatazione permise, or sono tre secoli, di formulare una teoria generale della Biblioteca e di risolvere soddisfacentemente il problema che nessuna congettura aveva permesso di decifrare: la natura informe e caotica di quasi tutti i libri. Uno di questi, che mio padre vide in un esagono del circuito quindici novantaquattro, constava delle lettere M C V, perversamente ripetute dalla prima all'ultima riga. Un altro (molto consultato in questa zona) è un mero labirinto di lettere, ma l'ultima pagina dice Oh tempo le tue piramidi. È ormai risaputo: per una riga ragionevole, per una notizia corretta, vi sono leghe di insensate cacofonie, di farragini verbali e di incoerenze. (So d'una regione barbarica i cui bibliotecari ripudiano la superstiziosa e vana abitudine di cercare un senso nei libri, e la paragonano a quella di cercare un senso nei sogni o nelle linee caotiche della mano... Ammettono che gli inventori della scrittura imitarono i venticinque simboli naturali, ma sostengono che questa applicazione è casuale, e che i libri non significano nulla di per sé. Questa affermazione, lo vedremo, non è del tutto erronea). Per molto tempo si credette che questi libri impenetrabili corrispondessero a lingue preterite o remote. Ora, è vero che gli uomini più antichi, i primi bibliotecari, parlavano una lingua molto diversa da quella che noi parliamo oggi; è vero che poche miglia a destra la lingua è già dialettale, e novanta piani più sopra è incomprensibile. Tutto questo, lo ripeto, è vero, ma quattrocentodieci pagine di inalterabili M C V non possono corrispondere ad alcun idioma, per dialettale o rudimentale che sia. Altri insinuarono che ogni lettera poteva influire sulla seguente, e che il valore di M C V nella terza riga della pagina 71 non era lo stesso di quello che la medesima serie poteva avere in altra riga di altra pagina; ma questa vaga tesi non prosperò. Altri pensarono a una crittografia; questa ipotesi è stata universalmente accettata, ma non nel senso in cui la formularono i suoi inventori.

    Cinquecento anni fa, il capo d'un esagono superiore trovò un libro tanto confuso come gli altri, ma in cui v'erano quasi due pagine di scrittura omogenea, verosimilmente leggibile.

    Mostrò la sua scoperta a un decifratore ambulante, e questo gli disse che erano scritte in portoghese; altri gli dissero che erano scritte in yiddish. Poté infine stabilirsi, dopo ricerche che durarono quasi un secolo, che si trattava d'un dialetto samoiedo-lituano del guaraní, con inflessioni di arabo classico. Si decifrò anche il contenuto: nozioni di analisi combinatoria, illustrate con esempi di permutazioni a ripetizione illimitata. Questi esempi permisero a un bibliotecario di genio di scoprire la legge fondamentale della Biblioteca. Questo pensatore osservò che tutti i libri, per diversi che fossero, constavano di elementi eguali: lo spazio, il punto, la virgola, le ventidue lettere dell'alfabeto.

    Stabilí, inoltre, un fatto che tutti i viaggiatori hanno confermato: non vi sono, nella vasta Biblioteca, due soli libri identici. Da queste premesse incontrovertibili dedusse che la Biblioteca è totale, e che i suoi scaffali registrano tutte le possibili combinazioni dei venticinque simboli ortografici (numero, anche se vastissimo, non infinito) cioè tutto ciò ch'è dato di esprimere, in tutte le lingue. Tutto: la storia minuziosa dell'avvenire, le autobiografie degli arcangeli, il catalogo fedele della Biblioteca, migliaia e migliaia di cataloghi falsi, la dimostrazione della falsità di questi cataloghi, la dimostrazione della falsità del catalogo autentico, l'evangelo gnostico di Basilide , il commento di questo evangelo, il commento del commento di questo evangelo, il resoconto veridico della tua morte, la traduzione di ogni libro in tutte le lingue, le interpolazioni di ogni libro in tutti i libri.

    Quando si proclamò che la Biblioteca comprendeva tutti i libri, la prima impressione fu di straordinaria felicità. Tutti gli uomini si sentirono padroni di un tesoro intatto e segreto.

    Non v'era problema personale o mondiale la cui eloquente soluzione non esistesse: in un qualche esagono. L'universo era giustificato, l'universo attingeva bruscamente le dimensioni illimitate della speranza. A quel tempo si parlò molto delle Vendicazioni: libri di apologia e di profezia che giustificavano per sempre gli atti di ciascun uomo dell'universo e serbavano arcani prodigiosi per il suo futuro.

    Migliaia di ambiziosi abbandonarono il dolce esagono natale e si lanciarono su per le scale, spinti dal vano proposito di trovare la propria Vendicazione. Questi pellegrini s'accapigliavano negli stretti corridoi, profferivano oscure minacce, si strangolavano per le scale divine, scagliavano i libri ingannevoli nei pozzi senza fondo, vi morivano essi stessi, precipitativi dagli uomini di regioni remote. Molti impazzirono... Le Vendicazioni esistono (io ne ho viste due, che si riferiscono a persone da venire, e forse non immaginarie), ma quei ricercatori dimenticavano che la possibilità che un uomo trovi la sua, o qualche perfida variante della sua, è sostanzialmente zero.

    Anche si sperò, a quel tempo, nella spiegazione dei misteri fondamentali dell'umanità: l'origine della Biblioteca e del tempo. È verosimile che di questi gravi misteri possa darsi una spiegazione in parole: se il linguaggio dei filosofi non basta, la multiforme Biblioteca avrà prodotto essa stessa l'inaudito idioma necessario, e i vocabolari e la grammatica di questa lingua. Già da quattro secoli gli uomini affaticano gli esagoni... Vi sono cercatori ufficiali, inquisitori. Li ho visti nell'esercizio della loro funzione: arrivano sempre scoraggiati; parlano di scale senza un gradino, dove per poco non s'ammazzarono; parlano di scale e di gallerie con il bibliotecario; ogni tanto, prendono il libro più vicino e lo sfogliano, in cerca di parole infami. Nessuno, visibilmente, s'aspetta di trovare nulla.

    Alla speranza smodata, com'è naturale, successe una eccessiva depressione. La certezza che un qualche scaffale d'un qualche esagono celava libri preziosi e che questi libri preziosi erano inaccessibili, parve quasi intollerabile. Una setta blasfema suggerí che s'interrompessero le ricerche e che tutti gli uomini si dessero a mescolare lettere e simboli, fino a costruire, per un improbabile dono del caso, questi libri canonici. Le autorità si videro obbligate a promulgare ordinanze severe. La setta sparì, ma nella mia fanciullezza ho visto vecchi uomini che lungamente s'occultavano nelle latrine, con dischetti di metallo in un bossolo proibito, e debolmente rimediavano al divino disordine.

    Altri, per contro, credettero che l'importante fosse di sbarazzarsi delle opere inutili. Invadevano gli esagoni, esibivano credenziali non sempre false, sfogliavano stizzosamente un volume e condannavano scaffali interi: al loro furore igienico, ascetico, si deve l'insensata distruzione di milioni di libri. Il loro nome è esecrato, ma chi si dispera per i «tesori» che la frenesia di coloro distrusse, trascura due fatti evidenti. Primo: la Biblioteca è cosí enorme che ogni riduzione d'origine umana risulta infinitesima. Secondo: ogni esemplare è unico, insostituibile, ma (poiché la Biblioteca è totale) restano sempre varie centinaia di migliaia di facsimili imperfetti, cioè di opere che non differiscono che per una lettera o per una virgola.

    Contrariamente all'opinione generale, credo dunque che le conseguenze delle depredazioni commesse dai Purificatori siano state esagerate a causa dell'orrore che quei fanatici ispirarono. Li sospingeva l'idea delirante di conquistare i libri dell'Esagono Cremisi: libri di formato minore dei normali; onnipotenti, illustrati e magici. Sappiamo anche d'un'altra superstizione di quel tempo: quella dell'Uomo del Libro. In un certo scaffale d'un certo esagono (ragionarono gli uomini) deve esistere un libro che sia la chiave e il compendio perfetto di tutti gli altri: un bibliotecario l'ha letto, ed è simile a un dio. Nel linguaggio di questa zona si conservano tracce del culto di quel funzionario remoto.

    Molti peregrinarono in cerca di Lui, si spinsero invano nelle più lontane gallerie. Come localizzare il venerando esagono segreto che l'ospitava? Qualcuno propose un metodo regressivo: per localizzare il libro A, consultare previamente il libro B; per localizzare il libro B, consultare previamente il libro C; e cosi all'infInito... In avventure come queste ho prodigato e consumato i miei anni.

    Non mi sembra inverosimile che in un certo scaffale dell'universo esista un libro totale; prego gli dèi ignoti che un uomo - uno solo, e sia pure da migliaia d'anni!, - l'abbia trovato e l'abbia letto. Se l'onore e la sapienza e la felicità non sono per me, che siano per altri. Che il cielo esista, anche se il mio posto è all'inferno. Ch'io sia oltraggiato e annientato. ma che per un istante, in un essere, la Tua enorme Biblioteca si giustifichi.

    Affermano gli empi che il nonsenso è normale nella Biblioteca, e che il ragionevole (come anche l'umile e semplice coerenza) è una quasi miracolosa eccezione.

    Parlano (lo so) della “Biblioteca febbrile, i cui casuali volumi corrono il rischio incessante di mutarsi in altri, e tutto affermano, negano e confondono come una divinità in delirio”. Queste parole, che non solo denunciano il disordine, ma lo illustrano. testimoniano generalmente del pessimo gusto e della disperata ignoranza di chi le pronuncia. In realtà, la Biblioteca include tutte le strutture verbali, tutte le variazioni permesse dai venticinque simboli ortografici, ma non un solo nonsenso assoluto. Inutile osservarmi che il miglior volume dei molti esagoni che amministro s'intitola Tuono pettinato, un altro Il crampo di gesso e un altro Axaxaxas mlo.

    Queste proposizioni, a prima vista incoerenti. sono indubbiamente suscettibili d'una giustificazione crittografica o allegorica; questa giustificazione è verbale, e però, ex hypothesi, già figura nella Biblioteca. Non posso immaginare alcuna combinazione di caratteri

    dhcmrlchtdlj

    che la divina Biblioteca non abbia previsto, e che in alcuna delle sue lingue segrete non racchiuda un terribile significato. Nessuno può articolare una sillaba che non sia piena di tenerezze e di terrori; che non sia, in alcuno di quei linguaggi, il nome poderoso di un dio. Parlare è incorrere in tautologie. Questa epistola inutile e verbosa già esiste in uno dei trenta volumi dei cinque scaffali di uno degli innumerabili esagoni - e cosi pure la sua confutazione. (Un numero n di lingue possibili usa lo stesso vocabolario, in alcune, il simbolo biblioteca ammette la definizione corretta di sistema duraturo e ubiquitario di gallerie esagonali, ma biblioteca sta qui per pane, o per piramide, o per qualsiasi altra cosa, e per altre cose stanno le sette parole che la definiscono. Tu che mi leggi, sei sicuro d'intendere la mia lingua?) Lo scrivere metodico mi distrae dalla presente condizione degli uomini, cui la certezza di ciò, che tutto sta scritto, annienta o istupidisce. So di distretti in cui i giovani si prosternano dinanzi ai libri e ne baciano con barbarie le pagine, ma non sanno decifrare una sola lettera. Le epidemie, le discordie eretiche, le peregrinazioni che inevitabilmente degenerano in banditismo, hanno decimato la popolazione.

    Credo di aver già accennato ai suicidi, ogni anno più frequenti. M'inganneranno, forse, la vecchiezza e il timore, ma sospetto che la specie umana - l'unica - stia per estinguersi, e che la Biblioteca perdurerà: illuminata, solitaria, infinita, perfettamente immobile, armata di volumi preziosi, inutile, incorruttibile, segreta.

    Aggiungo: infinita. Non introduco quest'aggettivo per un'abitudine retorica; dico che non è illogico pensare che il mondo sia infinito. Chi lo giudica limitato, suppone che in qualche luogo remoto i corridoi e le scale e gli esagoni possano inconcepibilmente cessare; ciò che è assurdo. Chi lo immagina senza limiti, dimentica che è limitato il numero possibile dei libri. Io m'arrischio a insinuare questa soluzione: La Biblioteca è illimitata e periodica. Se un eterno viaggiatore la traversasse in una direzione qualsiasi, constaterebbe alla fine dei secoli che gli stessi volumi si ripetono nello stesso disordine (che, ripetuto, sarebbe un ordine: l'Ordine). Questa elegante speranza rallegra la mia solitudine.

    Thursday, June 18, 2015

    Tutta colpa della ggente

    Supponete di essere un commentatore 2.0, ma con idee radicali 1.0 maturate essenzialmente nell'area movimentista degli anni 1970, tra Roma, Bologna, Indiani Metropolitani & co.

    Supponiamo (non è difficile, è successo poche settimane fa) che un gruppo di post-adolescenti, con ormoni in eccesso, cervello in difetto ("Zio, se non bruci una banca non sei nessuno!") e un Sabato pomeriggio libero decida di vandalizzare un quartiere centrale di Milano "in opposizione all'Expo 2015" (Huh? wut).

    Non siete abbastanza ipocriti da prendere le distanze dagli imbecilli e da condannarne le azioni ("La galera, la galera ci vuole") che neanche troppo segretamente, in fondo, condividete. Ma siete troppo sgamati per prendere le loro parti apertamente rovinando la vostra immagine equilibrata. Che fare? Ignorare l'evento è impossibile.

    Allora seguite i commenti che la pubblicazione dell'evento ha sui social. Qualcuno che dice "Io li gaserei, quei terroristi" ci sarà - probabilmente molti, e molti diranno di peggio. Qualche signora in età che mette alla finestra un cartello d'incitamento alla Celere ("Sparategli!") ci sarà. Laggente verrà in vostro aiuto, e il vostro commento è bell'e pronto:

    "Più dei Black  Bloc mi fanno paura quelli che scrivono 'sprangateli, massacrateli, fateli a pezzi' "

    Mettete un link, e il gioco è fatto. Visto? Basta dare la colpa a laggente. Il vecchio benaltrismo, certo ("Il problema è ben altro"), armi di distrazione di massa,  certo, ma con quel fascino blasé di chi ben conosce le vie di internet "e i i pericoli della demagogia, signora mia, che pericoli".

    Ma se siete di destra, leghisti, Salvinisti? Chi vi aiuterà a non prendere le distanze con l'aria di prenderle?

    Nessun problema, laggente è anche di sinistra, pronta a minacciare di orrende rappresaglie ("Sappiamo come ti chiami e dove vivi, pezzo di merda") il minus habens che esulta perchè una barca di migranti affonda in alto mare (ed è uno/una che passa il resto del suo tempo a postare a favore dei gatti e a difendersi dalle scie chimiche, per intenderci sul livello).

    Fidatevi de laggente, amici 2.0.

    Thursday, April 9, 2015

    Taking the fun out of trolling: the killfile (a.k.a. plonking)

    Instructions: the following form is provided for your plonking comfort. You may use it on internet boards, forums, etc. any time you meet our old friend Dick from the internet. Just copy and paste to let Dick know that whatever residual interest you had in him is exhausted, and you'll no longer be able to hear him making an ass of him/herself. My rule of thumb is: 
    1. Send a violation notice and disengage from direct interaction on first offence  
    2. Send a further notice and plonk on repeat violation (that's two strikes, and you're out - you don't really need three for this kind of scum)
    Obviously, you don't have to warn trolls that you're plonking them, but doing it gives a nice closure feeling, and explicitly classifies as childish and useless further attempts of the trolls to contact you. Just be sure to never resume contact with the plonked individual unless a very long time has passed (and even then, I wouldn't, but that's me). Don't overdo this or you'll soon run out of people to talk to.
    Above all, don't be like Dick, and  be sure to follow the house rules yourself. Always follow the house rules.

    License: CC-BY-NC-ND


    Welcome to my killfile!


    I am writing this to inform you that you finally made it: you have been plonked. Most people never get even close to this place, but you are such a special person, and this place fits you to a T. This a moment to celebrate both as an achievement and as the last time we get a chance to talk (actually, that last chance is already gone for you).

    This place has many names: the bitbucket, /dev/null, the ignore list... but I love our internet traditions, and I like its grim original name: killfile.

    So,now you're here, look around. 

    Make yourself at home. 

    Have conversations (with yourself).

    If you feel like it, feel free to behave like a jerk (I know that's a natural to you).

    Or, just keep trolling away as you usually do.

    Don't worry, I won't mind. As a matter of fact, I won't be even able to hear you - that's what killfiles are for.


    Please note: this is a form letter.




    Wednesday, April 8, 2015

    Taking the fun out of trolling: violation notice

    Instructions: the following form is provided for your comfort. You may use it on internet boards, forums, etc. any time you meet our old friend Dick from the internet. Just copy, paste and customize as applicable, any time you sense the trolling is beginning (be hip to the subtler forms of this dark art). After that, disengage from any followup discussion (that's the whole point, really) and enjoy the ensuing peace of mind. Don't overdo it, and trim the form to the actual offense(s). My rule of thumb is: 
    1. Send this violation notice and disengage from direct interaction on first offence  
    2. Send a further notice, followed by a killfile notice and a plonk on repeat violation (that's two strikes, and you're out - you don't really need three for this kind of scum)
    Above all, don't be like Dick, and  be sure to follow the house rules yourself. Always follow the house rules.

    License: CC-BY-NC-ND


    Cheers.
    Unfortunately, you have been found in violation of the house rules.

    Your specific violations are : (check all that apply)

    1.1 Being a troll
    1.2 Being a dick
    1.3 Being a jerk
    2.1 Insulting people
    2.2 Making personal remarks
    2.3 Making a nuisance of yourself
    2.4 Behaving like a juvenile while not being one (If you are younger than 15, please declare it and this violation will be struck from your record.)
    3.1 Being irrational
    3.2 Being rude


    In addition, you have aggravated your position by: (check all that apply)

    doxxing
    net-stalking
    being asinine beyond belief
    writing statements that would be best addressed in a court of law
    exhibiting extremely low literacy and reading-comprehension skills
    behaving in the volatile manner typical of sufferers of a major neurological damage or disorder
    proving, beyond reasonable doubt, of being incapable of coherent (let alone, rational) thought
    displaying appalling amounts of ignorance and intellectual inadequacy, even for an internet post (quite a feat).
    Other:................................................................

    This user abides by the house rules, and will therefore terminate this thread and disable further notifications, so you can safely engage in writing pathetic parting shots (usual with your kind) without bothering him/her any further. At this user's discretion, you may, now or in the future, with or without warning, be added to the user's kill file/ignore list (Wikipedia search: plonk) where you'll be able to make an ass of yourself, without being heard.

    Have a nice day.

    Please note: this is a form letter


    Tuesday, January 20, 2015

    L'inverno non è arrivato, perchè l'ha fermato il settembre eterno.

    Sulla pagina FB di una giornalista culturale, che uno si aspetterebbe fosse seguita da persone (se non pensanti) senzienti. Lo scambio che segue è solo l'esempio di molti altri che vi si svolgono ogni giorno.

    •  "Che a forza di sciatteria generalizzata e di sottovalutazione del rispetto, dell’attenzione, della precisione e della cura, questo paese ha finito per avere un pessimo paesaggio, dei pessimi professionisti, una pessima politica."

    •        - Che bello, purtroppo, trovare qualcuno che scrive molto bene ciò che io penso da anni .

    •  - Grazie, quanto è necessaria questa riflessione, preziosa, davvero ! Evviva gli/le intellettuali! 

    •  - Si deve lavorare sul linguaggio, instancabilmente. Perché è nel linguaggio che è il germe, e la cura, per l'omofobia, il razzismo, il sessismo, lo specismo, e chi vuole aggiungere aggiunga.

    • - Chi parla male : scrive male, capisce male, vive male


    Una citazione grondante delle solite banalità. A seguire:


    • "Come sono d'accordo, io sono tanto intelligente che lo pensavo già prima di Austerlitz"; 
    • "Io sono una fangirl degli intelligenti, una groupie di chi pensa, smack, cuoricino. Anche hello kitty mi piace"
    • "Questa stronzata galattica che sto scrivendo è totalmente, fattualmente, falsa, ma lo è in maniera tale da sembrare incredibilmente profonda"
    • "Vedi, la nequizia. P.S: come siamo bravi qui, quanto parliamo, scriviamo, capiamo, viviamo bene."
    Ma non sono meglio i mici, che almeno stan zitti e sono carini? Salutiamo tutti l'eterno Settembre.

    Friday, July 18, 2014

    Twitter, o dell'orrore

    Ho un indirizzo email dal 1986, e il mio primo accesso a internet è datato 1992 (data di nascita del web: 6 Agosto 1991). All'epoca, su alt.hypertext c'era forse una trentina di iscritti e si scambiavano opinioni con Tim Berners-Lee (non ancora "Sir"). Ho partecipato in prima persona all'evoluzione della rete, e ho assistito alla crescente inanità degli atti di comunicazione che vi vanno in scena - dalle mailing list, a usenet, a IRC, a Twitter e ai social media in genere.

    Dubito (forse a torto, ma ehi) che il mezzo abbia una responsabilità primaria - penso piuttosto che sia una probabile conseguenza dell'allargamento della comunicazione bidirezionale a grandi numeri di persone, con lo stesso meccanismo per cui dal dibattito televisivo si passa alla bagarre dei talk-show stile "A Bocca aperta" o Oprah, solo molto più in grande e, inevitabilmente, in peggio.

    Mi piacciono corrispondentemente poco i social media di oggi - ho account su tutti quanti, per lavoro e per autolesionismo. Forse il migliore è reddit. Twitter è sicuramente il più atroce, per il suo astronomico fattore di circlejerk e la ripetitività  che lo fa assomigliare a una sirena antinebbia. In questo caso, credo sia proprio il format (demenziale) del media la radice del male. Non ho ancora capito come mai sia tanto piaciuta, questa indomiabile sorgente di rumore bianco mentale.

    Dopo una recente orgia di unfollow, tesa ad eliminare almeno parte dei peggiori inquinatori, mi sono reso conto di aver potato la totalità degli editori italiani. I quali non fanno che twittare, ripetendolo anche 10/15 volte al giorno, quanto irrinunciabile, bello poetico, etc. sia l'ultimo titolo da loro pubblicato. Il più twitter-savy, e quindi il più nocivo, non si dice, ma comincia per 'E'. Non avendo editori stranieri in follow, non posso fare paragoni diretti, ma avendo invece in follow molti musicisti (generalmente americani) , noto che questi in genere si limitano a twittare il loro concerto una volta e basta. Sarà che sono jazzisti e quindi poco capaci di autopromozione?